Basilica di San Giuseppe da Copertino
Il santuario di Osimo con il corpo di san Giuseppe da Copertino: le sue stanze e una pala di Antonio Solario.
3 luoghi raccontati a Osimo Divisi per tipo, dal più importante in giù.
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Il santuario di Osimo con il corpo di san Giuseppe da Copertino: le sue stanze e una pala di Antonio Solario.
Il palazzo di Osimo che fu collegio di due papi: biblioteca storica, un Guercino e grotte scolpite nell'arenaria.
Il palazzo seicentesco del cardinale Gallo a Osimo: nel salone delle feste c'è la volta affrescata dal Pomarancio.
La concattedrale di San Leopardo, che a Osimo chiamano «'l Domo», è la chiesa principale della città e sta sul suo colle più alto, il Gòmero. È una costruzione romanico-gotica di pietra bianca, dedicata al primo vescovo di Osimo, vissuto nel V secolo. È documentato l'ampliamento voluto dal vescovo Gentile tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo: la chiesa passò da una a tre navate ed ebbe il presbiterio, la cripta, l'abside e il protiro. Alla fine del Duecento il vescovo Giovanni Uguccione vi introdusse elementi gotici. Nel 1589 il vescovo Teodosio Fiorenzi ne invertì l'orientamento: per questo l'altare maggiore sta oggi a occidente. Dal 1940 è monumento nazionale, e dal 1955 basilica minore.
Sotto il portico a tre arcate ci sono due portali. Quello di sinistra ha tre archi: nel mediano sei santi e angeli sono rivolti verso l'Agnello, al centro, e alla base delle colonne stanno due leoni. In quello di destra due lunghi serpenti, con le code attorcigliate, addentano un pomo di porfido, simbolo del peccato originale; ai lati ci sono i bassorilievi di re Salomone e di re Davide con il turibolo. Al centro della testata del transetto si apre il rosone, circondato da una corona di teste umane e di animali, tra cui leoni, aquile e capre.
L'interno è a croce latina, a tre navate. Alle pareti sono appese quattro grandi tele di Gian Domenico Lombardi, dell'inizio del Settecento, con i santi vescovi Benvenuto, Leopardo, Vitaliano e Silvestro: in quella di san Leopardo un angelo regge un vassoio con il modellino della città. Una scalinata scende alla cripta.
L'ingresso principale di oggi si raggiunge dal cortile interno, passando per l'androne a destra della facciata. Orari di apertura e delle celebrazioni vanno verificati prima di salire.
Nella cappella del Crocifisso c'è un Cristo di legno del Duecento, in atteggiamento regale. Secondo la tradizione locale, sostenuta da centoventi testimonianze scritte, il 2 luglio 1796 aprì gli occhi e mosse le labbra. E sul portale di destra guardate il vaso in mano a Salomone: per la leggenda conteneva, sigillati, i demoni che lo aiutarono a governare e a costruire il tempio.
La chiesa di San Sabino è la parrocchiale dell'omonima frazione di Osimo, a circa tre chilometri dal centro storico verso est, lungo la provinciale che porta a Castelfidardo. La frazione è nata intorno all'anno Mille, forse anche prima; la costruzione della prima chiesa risale al 1037, ma la parrocchia fu dichiarata solo nel 1723, e nel giugno del 2023 se ne sono festeggiati i trecento anni. Fin dalle origini è consacrata a san Sabino di Spoleto, vescovo martirizzato sotto Diocleziano e Massimiano per essersi rifiutato di adorare Giove.
La chiesa di oggi fu eretta nel 1939 su disegno dell'ingegner Benedetto Barbalarga, al posto di quella antica, che era stata devastata dagli effetti della Grande Guerra e stava in una posizione ritenuta poco sicura per il traffico: per questo fu ricostruita molti metri più indietro rispetto al bordo della strada. Sorge al centro della frazione, su un ampio piazzale. La facciata ha un grande rosone, in una cornice che alterna parti di mattoni e di pietra bianca; il portale è circondato da un protiro di mattoni, su due robuste colonne di marmo, e nella lunetta c'è un affresco della Madonna.
L'interno è a una navata, che finisce in un'abside semicircolare. Dietro l'altare, rialzato di due gradini, sta la nicchia con la statua di san Sabino, tra due colonnine di marmo scuro; le due cappelle laterali hanno le nicchie del Sacro Cuore di Gesù e della Madonna.
Orari di apertura e delle messe vanno verificati con la parrocchia. La chiesa fu danneggiata anche nella seconda guerra mondiale, poi restaurata; fu consacrata il 21 agosto 1954, anno mariano.
Alzate gli occhi alle pareti: sono decorate in uno stile che richiama quello bizantino, nei toni dell'oro e del blu, e lungo tutta la navata riportano in latino le parole delle preghiere cristiane più classiche. La data della consacrazione, invece, è scritta in numeri romani sotto la Madonna della lunetta.
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