Palazzo Campana, a Osimo, fu in origine la residenza dei marchesi Campana e diventò poi un collegio. A legare il palazzo all'istruzione fu il testamento del marchese Federico Campana, che lasciava i suoi beni a un'opera religiosa in mancanza di eredi diretti; dopo una lunga vicenda giudiziaria, un rescritto del 20 settembre 1715 destinò il palazzo a sede del Nobil Collegio Convitto maschile e del seminario vescovile. Il collegio ebbe grande fama: vi insegnarono letterati, filosofi e matematici, e tra gli allievi ci furono Aurelio Saffi e i futuri papi Leone XII e Pio VIII. Chiusa quell'attività dopo due secoli e mezzo, dal 1984 l'ente si chiama Istituto Campana per l'Istruzione Permanente; nel palazzo hanno sede anche la biblioteca comunale e l'archivio storico del Comune.
Cosa vedere
La biblioteca storica sta dal 1851 in una sala del piano nobile, dove si vedono ancora le scaffalature di legno originali e il soffitto decorato a grottesche. Conta circa sedicimila volumi, in gran parte antichi: tra questi molti manoscritti, alcuni miniati, venti incunaboli e gli atlanti di Gerardo Mercatore, del 1613, e di Joan Blaeu.
Nelle sale più antiche è conservata la collezione d'arte che viene dal lascito del marchese Federico. Il nucleo più interessante sono i dipinti del Seicento legati al Guercino e alla sua bottega: tra questi il San Francesco in preghiera, che dopo il restauro del 2014 è stato attribuito definitivamente al maestro. Ci sono anche tre frammenti di affreschi attribuiti ad Andrea da Bologna, con l'Incoronazione della Vergine, Cristo giudice e angeli musicanti.
La visita
Il palazzo ospita mostre, convegni e presentazioni di libri. Che cosa si possa visitare e in quali orari va verificato con l'Istituto Campana prima di andare.
Il consiglio della redazione
Sotto il palazzo ci sono due gallerie scavate nell'arenaria, con moltissime figure scolpite alle pareti. Nessuno le ha spiegate del tutto: per alcuni studiosi raffigurano divinità pagane come Venere, Bacco e Mercurio, per altri riprendono i Vizi e le Virtù dell'«Iconologia» di Cesare Ripa. In una volta ci sono stemmi di famiglie osimane. Le figure potrebbero essere del Sette o dell'Ottocento.






