La Cartiera papale di Ascoli Piceno è un grande complesso in blocchi di travertino sulle rive del torrente Castellano, la cui acqua ha fatto girare per secoli mulini, gualchiere per battere i tessuti, una ferriera e le macchine per la carta. Le prime notizie certe risalgono al 1104, quando qui c'erano mulini per il grano del monastero di Sant'Angelo Magno; la produzione della carta è sicura dai primi anni del Quattrocento, con cartai arrivati da Fabriano e Pioraco. Oggi ospita i Musei della Cartiera papale.
Cosa vedere
Nel 1508 una piena del Castellano danneggiò l'edificio, già della Camera Apostolica, e nel 1511 papa Giulio II affidò il restauro all'ingegnere idraulico Alberto da Piacenza; dopo un'altra piena, nel 1525, papa Clemente VII incaricò Cola dell'Amatrice di rifare la parete verso il torrente. Il portale del primo piano porta l'iscrizione di Giulio II con la data 1512 e gli stemmi dei Della Rovere, foglie di quercia con una ghianda; il portale del pianterreno aveva sulla chiave dell'arco la testa del papa. Le quattro finestre della facciata, di gusto brunelleschiano, sono attribuite a Bernardino di Pietro da Carona.
Al pianterreno, del Cinquecento, ci sono le grandi vasche in pietra dove si mettevano a macerare gli stracci, da cui si ricavava la poltiglia che, stesa su telai e asciugata, diventava carta; nella zona laterale restano le macine mosse dall'acqua. Il Museo della carta ricostruisce i macchinari per la «carta bambagina», fatta con stracci di lino e cotone e lavorata da grandi magli azionati dal torrente.
La visita
Dopo il restauro concluso nel 2002, i musei sono stati inaugurati il 26 novembre 2006. Orari e biglietti vanno verificati prima.
Il consiglio della redazione
L'ultimo cartaio fu Venenzio Galanti, tra il 1890 e il 1920; il mulino continuò a lavorare fino al 1940.

