Nel 1810 le autorità dovettero allestire in paese una caserma e degli alloggi per i soldati francesi, ma i morrovallesi si rifiutarono di provvedere al loro passaggio: erano stanchi delle requisizioni continue. Cinque anni dopo, con la battaglia della Rancia, arrivarono altre razzie, e il cinque maggio del 1815 il podestà Grisei scrisse al prefetto per descrivergli la miseria in cui l'esercito napoleonico aveva lasciato la popolazione. Nello stesso periodo, alla villa Grisei sul colle Bellavista, aveva dormito il generale Murat, re di Napoli: il podestà denunciava l'esercito il cui re era stato ospite della sua famiglia. Nel 1831 un altro Grisei, Settimio, guidò la prima adesione del paese all'ordine rivoluzionario, e la cosa si concretizzò abbattendo lo stemma pontificio dal palazzo comunale; lo stesso Settimio andò poi alla prima guerra d'indipendenza. E fra i Cacciatori delle Marche, il gruppo che contribuì a liberare Ascoli Piceno e Fermo, c'era ancora un Grisei, Saverio.
Il nome antico era Murri de Valle, forte sulla valle, e dice bene la posizione: l'abitato sta in cima a un poggio e guarda giù verso il Chienti. La prima citazione in un documento è del 995, quando il posto dipendeva dal vescovo di Fermo. Nel 1053 scese dalle terre germaniche un Werner dei Lenzburg, venuto in aiuto di papa Leone IX contro i normanni; italianizzato in Guarnerio, fondò la dinastia che avrebbe dominato il ducato di Spoleto e il marchesato di Camerino, e da un suo discendente nacque la famiglia dei Lazzarini, signori di Morrovalle. In età moderna il progressivo restringimento dell'accesso ai consigli e alle magistrature trasformò i pochi che governavano in una nobiltà civica. Sulla torre trecentesca c'è un campanone di circa tredici tonnellate, e la fonte annota che per quella mole la nota è più alta del previsto; nell'ex convento agostiniano un museo raccoglie oltre novecento presepi arrivati da tutto il mondo.