Treia

Provincia: Macerata · Regione: Marche · Abitanti: 9.745 · CAP: 62010

Nel 1239 l'esercito di re Enzo, figlio naturale di Federico II, cinse d'assedio questa città e non riuscì a prenderla. Nel 1263 ci riprovò quello di Corrado d'Antiochia, nipote dello stesso imperatore, e andò anche peggio: i treiesi non solo ressero, ma catturarono Corrado in persona. Si racconta che fecero finta di arrendersi e calarono la saracinesca della porta appena lui fu entrato con tutto lo stato maggiore. Restò prigioniero due mesi nel castello del Cassero e poi tornò libero, forse perché il podestà Baglioni si lasciò corrompere dal nemico. Quella battaglia, la battaglia di Vallesacco, è dipinta sul sipario storico del teatro comunale: un'enorme tela che ricorda il giorno in cui il paese imbrogliò uno svevo. Le mura, del resto, erano state costruite proprio per questo, con i tre castelli dell'Onglavina, dell'Elce e del Cassero, la cerchia e le porte d'accesso.

Il nome viene dalla dea Trea-Jana, divinità di origine greco-sicula che qui era venerata; la città fu colonia romana e poi municipio, e finì distrutta due volte, dai visigoti nel quinto secolo e poi dai saraceni fra il nono e il decimo. I superstiti la ricostruirono su tre piccoli colli vicini, più facili da difendere, e le diedero un nome nuovo: Montecchio, cioè piccolo monte. Montecchio restò per otto secoli, finché nel 1790 papa Pio sesto, con una bolla, la elevò al rango di città e le restituì l'antico nome di Treia. Cinque anni dopo gli dedicarono un monumento nella piazza davanti al palazzo comunale, che domina l'antica arena del gioco del pallone col bracciale: oggi quell'arena è un parcheggio, anche se dal 1979 la disfida si gioca di nuovo. Nel museo civico, intanto, stanno delle grandi statue religiose egizie di epoca romana, che nelle Marche non hanno eguali; e c'è ancora l'Accademia Georgica, con i suoi archivi e la sua biblioteca.

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