Cingoli

Provincia: Macerata · Regione: Marche · Abitanti: 10.509 · CAP: 62011

Il nome viene dal latino cingulum, che indica qualcosa che cinge: la città è costruita in cima a un monte in modo da cingerlo. Sta a poco più di seicento metri, e dal suo belvedere, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva a coprire quasi tutte le Marche e a superare l'Adriatico fino ai rilievi croati; per questo la chiamano il balcone delle Marche, e nel 2026 è stata proclamata borgo dei borghi. Una leggenda vuole che il picchio piceno, arrivato in queste terre, si sia posato proprio su quest'altura. In epoca romana il paese fu ampliato e fortificato da Tito Labieno, che era cingolano ed era il luogotenente di Cesare nelle Gallie, e che ci mise soldi propri; Cesare, dal canto suo, nomina la città nel De bello civili. Dopo le devastazioni gote e longobarde l'abitato si spostò più a ovest, sulla cima dove sta adesso.

Nel 1370 la Chiesa concesse al comune di giudicare le cause civili e criminali, con tre eccezioni: eresia, lesa maestà e omicidio. La fedeltà durò poco. Nel 1375 le città dello Stato della Chiesa si ribellarono a Gregorio XI nella guerra detta degli Otto Santi, e in quell'occasione la famiglia guelfa dei Cima tornò a farsi valere: Masio Cima in quegli stessi mesi ricopriva la carica di podestà a Firenze, e fu proprio l'appoggio militare fiorentino a permettere ai suoi di prendersi Cingoli nel dicembre di quell'anno. I figli di Tanarello Cima entrarono in città, cacciarono il podestà bolognese e al posto dei vessilli misero i propri. Ne seguirono la scomunica per cinque di loro e l'interdetto sulla città, revocati soltanto con la pace del 1378. Nel 1987 una diga sul Musone ha creato l'invaso di Castreccioni, che porta il nome di uno dei tre castelli del contado medievale.

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