La basilica di San Maurizio sta sul colle di Pinerolo, in quello che nel Medioevo era il cuore della vita cittadina. Il documento più antico che la ricorda è una carta del 26 ottobre 1078, con cui la contessa Adelaide fa una donazione al monastero di Santa Maria; secondo un'ipotesi accreditata, però, la chiesa risalirebbe all'età longobarda. Troppo piccola e malridotta, dal Quattrocento fu ricostruita a più riprese: i lavori si chiusero solo nel 1635, dopo una donazione del duca Carlo Emanuele di Savoia del 1614. Nel 1665 un fulmine danneggiò la chiesa e incendiò una polveriera: i morti furono circa quattrocento, e i corpi vennero ammassati in San Maurizio, che per ragioni di sanità fu chiusa al culto. Nel 1748, quando nacque la diocesi, come cattedrale fu scelta San Donato, e da più parti si chiese di abbattere San Maurizio; la chiesa invece continuò a essere officiata, e nel 2002 Giovanni Paolo II l'ha elevata a basilica minore.
Cosa vedere
La facciata è in cotto, scandita da lesene che richiamano le cinque navate dell'interno. Accanto si alza il campanile trecentesco, che era anche torre civica e proprietà del Comune: un'iscrizione al suo interno ne attribuisce il progetto all'architetto Pietro da Milano. Nel 1388 il Comune deliberò di dotarlo di un orologio e tassò per questo tutti i cittadini, tranne le vedove e i poveri. Nel 1840 fu montato un orologio nuovo, ideato dal pinerolese Ignazio Porro, ufficiale d'artiglieria: quattro quadranti mossi da un solo meccanismo.
L'interno è a cinque navate su pilastri, con volte a crociera e una decorazione neogotica dipinta alla fine dell'Ottocento. L'altare maggiore, tutto di marmo, è del 1743 e fu voluto dal benefattore G. B. Ambrosino. Tra i dipinti ci sono l'Ascensione di Giuseppe Antonio Petrini, pittore ticinese di Carona, e la Natività della Vergine di Claudio Francesco Beaumont; tra gli affreschi, un Compianto sul Cristo morto del Quattrocento e una Santa Radegonda con san Germano attribuita al pinerolese Jacobino Longo. Dal 1898 la chiesa custodisce la tomba dei principi d'Acaja, le cui spoglie furono portate qui dalla chiesa di San Francesco.
La visita
Dal centro si sale lungo via Principi d'Acaja fino al piazzale davanti alla chiesa. Orari di apertura e delle messe vanno verificati con la parrocchia.
Il consiglio della redazione
Cercate la scala che collega la basilica al santuario della Madonna delle Grazie, l'edificio che nasconde in parte le absidi. Lungo la scala sono conservati gli ex voto: quadri dipinti su cartone, tela o stoffa e ricami su seta, che ringraziano per guarigioni, episodi di guerra, incidenti sulla strada e sul lavoro, pericoli corsi nei campi.






