Santuario di Maria Santissima Regina del Mondo
Il santuario di contrada Antonelli a Monopoli, ricostruito come voto per la salvezza della città e consacrato nel 1950.
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Il santuario di contrada Antonelli a Monopoli, ricostruito come voto per la salvezza della città e consacrato nel 1950.
La chiesa di Cristo delle Zolle è una grande chiesa seicentesca in aperta campagna, a circa due chilometri dal centro di Monopoli, nella pianura tra il mare e l'altopiano delle Murge. Secondo la settecentesca Istoria di Monopoli di Giuseppe Indelli, qui esisteva già nel Cinquecento una chiesa rupestre, Sant'Angelo «del Pagliarolo», ricavata in una grotta e abbandonata.
Nel 1651 vi fu ritrovato un crocifisso ritenuto miracoloso, e si costruì una chiesa dedicata al Crocifisso del Pagliarolo, in un severo stile tardo rinascimentale; fu istituito anche un mercato che si teneva dal 2 al 4 maggio. La visita pastorale del vescovo Della Gatta, nel 1727, la descrive con una cupola retta da quattro archi e altari lungo le pareti; il giorno di festa era il 3 maggio. Sotto l'abside è inglobata la cripta di Sant'Angelo del Pagliarolo.
Fino alla metà del Novecento vi si diceva ancora messa ogni settimana; poi fu abbandonata, invasa dalle piante fin sul tetto e allagata di tanto in tanto da un torrente vicino, mentre la cupola cominciava a cedere. Tra il 2004 e il 2005 il proprietario, Francesco Pertosa, la mise in sicurezza a sue spese, e nel 2009 il Comune, con fondi della Regione Puglia e il progetto dell'architetto Domenico Capitanio, completò il restauro trasformandola in uno spazio teatrale: sotto la cupola c'è un palcoscenico idraulico incassato nel pavimento, e all'esterno la facciata fa da scena, con il pubblico disposto a semicerchio come in un teatro romano.
Da anni la chiesa non ospita spettacoli: la possibilità di visitarla va verificata prima con il Comune.
L'organo settecentesco che stava in questa chiesa oggi si trova in quella di San Francesco d'Assisi, dentro le mura di Monopoli.
Le mura di Monopoli racchiudono il centro storico, sulla penisola tra la cala della Porta Vecchia e quella del Porto Antico. Secondo le fonti la città nacque da una poderosa fortezza messapica al confine della Peucezia, e tratti importanti delle fortificazioni del V secolo a.C. si conservano lungo via dei Mulini, dentro il bastione di Santa Maria, sotto il castello e vicino al palazzo vescovile.
Nel Medioevo la città, fedele a Federico II durante la sua minore età, subì molti attacchi dei baroni ribelli senza essere mai presa; le mura furono molto danneggiate, e Federico II, per riconoscenza, le ricostruì e le ampliò. Le fonti ricordano che le flotte turche non attaccarono mai direttamente Monopoli, probabilmente proprio per le sue fortificazioni ben presidiate, e che nel 1529 la città, con l'aiuto di soldati veneziani, resistette per tre mesi all'assedio delle truppe imperiali spagnole del marchese del Vasto, Alfonso III d'Avalos, che dovette ritirarsi.
Il castello di Carlo V, sull'angolo nord-est, è il perno del sistema. A sud del castello, fino alla cattedrale, si vedono i tratti di mura in gran parte restaurati, con i bastioni di Santa Maria, di Pappacenere e della Cattedrale. Sul lato ovest, sotto piazza XX Settembre, durante i lavori del 2013 e 2014 è tornato alla luce il grande bastione di San Domenico con il tratto di mura collegato.
I tratti restaurati si vedono passeggiando nel centro storico, tra il castello e la cattedrale. Per eventuali visite guidate conviene informarsi presso il Comune.
Nel 1795 le autorità napoletane approvarono il piano dell'architetto De Simone, che prevedeva l'abbattimento delle mura e una città nuova a scacchiera; l'anno prima l'ingegnere Francesco Sorino aveva proposto invece di conservarle, con un'espansione a raggiera attorno a una grande piazza rotonda, ma il suo progetto fu respinto.
Il castello di Carlo V è il fortilizio cinquecentesco costruito sul mare durante la dominazione spagnola, a protezione dell'ingresso del porto antico, sull'angolo nord-est delle mura di Monopoli. Voluto dall'imperatore Carlo V nel sistema delle difese costiere pugliesi, fu terminato nel 1552: sotto la loggia, lo stemma in pietra porta questa data e il nome del viceré don Pedro di Toledo.
Il castello sorge sul piccolo promontorio di Punta Pinna e ingloba una chiesa del X secolo, San Nicola in Pinna, e una grande porta romana del I secolo a.C., con due corpi di guardia a due piani e due torri ottagonali, a sua volta fondata sulle mura messapiche del V secolo a.C.: lo hanno chiarito gli scavi della Soprintendenza tra gli anni Novanta e il 2010. Nel 1600 fu ampliato e trasformato da fortezza in residenza. La pianta è semplice, con bastioni pentagonali ai cinque vertici e una torre cilindrica a sud-ovest, dove doveva trovarsi il ponte levatoio; le cannoniere scendono fino al pelo dell'acqua, e nella grande sala d'armi quattro di esse, due verso il mare aperto e due verso il porto, sono servite da obici napoletani a canna liscia della prima metà dell'Ottocento.
Nei sotterranei si trova la chiesa di San Nicola in Pinna, fondata alla fine del X secolo forse da un abitante del luogo, Sassone, figlio di Kiroleone, che rimasto vedovo aveva deciso di farsi monaco: è a una navata, con un'abside e una cupola centrale. Nel 1054 il monastero, già ricco, ebbe la conferma dei privilegi da Argiro, figlio di Melo di Bari; l'ultima menzione è in una bolla di papa Bonifacio IX del 1393. Nella prima metà dell'Ottocento il castello divenne carcere mandamentale, e lo restò fino al 1969.
Dopo il consolidamento degli anni Novanta e il restauro completato nel 2011 dall'architetto Domenico Capitanio, il castello ospita mostre ed eventi culturali. Orari e biglietti vanno verificati con il Comune.
Intorno al 1750 nel castello abitava Martino Coquemont, colonnello degli eserciti di Ferdinando IV di Napoli, che morì nel 1773 a centouno anni.
Il castello di Santo Stefano, detto anche abbazia di Santo Stefano, è una fortificazione sul mare fuori dalla città di Monopoli, lungo la costa a sud del centro, e per tutto il Medioevo fu parte essenziale del sistema difensivo della costa monopolitana. Sorge su una piccola penisola tra due insenature che formano due porticcioli naturali, gli attuali lidi Santo Stefano e Ghiacciolo.
In età tardoromana la zona era nota come «Rocca» o Turris Paola: resti in opera reticolata nei sotterranei dell'abbazia testimoniano un castrum, emporio sull'Adriatico o almeno porto satellite della vicina Egnazia. Il monastero fu fondato nel 1086 da Goffredo, conte di Conversano, e fu sede dei benedettini, che diedero il nome alla rocca per le reliquie di santo Stefano; il 26 dicembre 1365 le reliquie furono portate a Putignano per difenderle dalle continue incursioni di turchi e pirati. Un pozzo di acqua di falda assicurava l'acqua al complesso.
Nel 1435 i Cavalieri di Malta, che già avevano in città una casa adibita a ospedale, costituirono qui il Baliato di Santo Stefano di Monopoli e rifortificarono il vecchio maniero: scavarono un fossato ancora visibile e resero utilizzabili per l'attracco le due cale ai lati. Con i venti di greco e di greco-levante l'abbazia diventava una tappa obbligata per chi navigava da Bari verso Brindisi, e le due cale permettevano di riparare più navi insieme e di rifornirle per il viaggio verso la Terra Santa.
Il castello appartiene alla famiglia de Bellis, discendenti di Saverio de Bellis: si vede dall'esterno, e la possibilità di visitarlo va verificata prima.
Accanto al castello c'è il piccolo lago di Santo Stefano, un laghetto salato artificiale circondato dalla macchia mediterranea e collegato al mare da una galleria scavata nella roccia; anche questo è in area privata.
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