Altri punti di interesse
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Castello Svevo Angioino
Il castello di Manfredonia, detto anche Castello Svevo-Angioino-Aragonese, è una struttura militare edificata, ampliata e ridefinita nelle epoche di dominazione sveva, angioina e aragonese, nel centro di Manfredonia. Ospita il Museo archeologico nazionale di Manfredonia.
Cosa vedere
La tradizione attribuisce l'avvio dei lavori a re Manfredi, ma i primi documenti risalgono all'aprile del 1279, in epoca angioina, e parlano del reclutamento di manodopera per iniziare la costruzione; è possibile che Carlo I abbia sfruttato strutture già presenti, inglobandole nel progetto. Il castello non è il frutto di un progetto unitario: si è sviluppato a partire da quello originario di Pietro d'Angicourt attraverso trasformazioni, ampliamenti e rifacimenti successivi. In origine aveva pianta quadrilatera, racchiusa in una cinta muraria, con cinque torri a pianta quadrata: quattro agli angoli e la quinta, probabilmente, presso la porta principale sul lato nord-est, di cui restano poche tracce. Le torri d'angolo furono poi inglobate in torrioni cilindrici, e nella cinta più esterna, costruita in epoca aragonese, furono poste quattro torri cilindriche più basse di quelle interne, più adatte alle tecniche difensive del tempo; per regolarità e linearità geometrica il complesso richiama i canoni costruttivi degli svevi.
Nel 1528, sotto il dominio spagnolo, la città resistette all'assedio di un esercito francese guidato da Odet de Foix, visconte di Lautrec; dopo l'assedio, verso la metà del Cinquecento, fu aggiunto a ovest un bastione a pianta pentagonale, che inglobò una delle torri circolari e si dice dell'Annunziata per una formella marmorea sopra il corridoio esterno che rappresenta un'Annunciazione. Il 16 agosto 1620 Manfredonia fu attaccata da una forza ottomana di almeno seimila uomini guidata da Damat Halil Pascià: i turchi presero gran parte della città e la saccheggiarono, mentre molti cittadini si rifugiarono nel castello, dove un piccolo presidio di circa cento uomini, al comando del castellano Fernando de Velasco, resistette per circa sette ore. Il giorno seguente i difensori, stremati e in inferiorità numerica, si arresero e il 18 agosto poterono lasciare il castello e la città; i turchi ne saccheggiarono polveri, armi e provviste, poi lo bruciarono e lo abbandonarono. L'attacco mostrò i limiti della fortezza: artiglieria insufficiente, mancanza di parapetti adeguati e la presenza di edifici più alti, come i palazzi Vischi e Cessa, dai quali gli assalitori sparavano dentro il castello. Perduta la funzione difensiva, nel Settecento fu usato come caserma e il torrione a ovest come prigione; nel 1901 fu acquistato dal comune di Manfredonia, che nel 1968 lo donò allo Stato con l'impegno di allestirvi un museo archeologico, aperto al pubblico dal 1980.
La visita
Il castello si trova nel centro di Manfredonia ed è aperto al pubblico come museo archeologico. Le fonti consultate non riportano orari né tariffe: vanno verificati.
Il consiglio della redazione
Il Museo archeologico nazionale custodisce i reperti scoperti nell'area del Gargano, tra cui un'importante raccolta di stele daunie.
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Cattedrale Siponto
La basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto, comunemente detta basilica di Siponto, era l'antica cattedrale di Siponto, la città e il porto dell'Apulia oggi inglobati come quartiere nell'area urbana di Manfredonia. Fu elevata a basilica minore nel 1977 dal cardinale Corrado Ursi, in rappresentanza di papa Paolo VI, ed è dedicata a Maria Santissima di Siponto.
Cosa vedere
L'edificio, gioiello dell'arte romanica pugliese pur con influenze islamiche e armene, ha pianta quadrata e comprende due chiese indipendenti, una delle quali interrata, la cripta; le due absidi sono visibili sui lati sud ed est, mentre sul lato ovest si apre un portale monumentale di età medievale, rivolto verso la strada che entra in Manfredonia. La prima data documentata è il 1117, anno della solenne consacrazione e della reposizione delle reliquie di san Lorenzo Maiorano sotto l'altare maggiore; la chiesa svolse funzioni di cattedrale fino al 1323. La chiesa superiore sorge su quella inferiore, databile all'alto Medioevo e costruita con le rovine della vecchia basilica crollata dopo un terremoto; l'interno è databile all'XI secolo. Sulla facciata si vedeva lo stemma dell'arcivescovo Domenico Ginnasi, che restaurò l'edificio, e la piccola campanella fu collocata nel Settecento. L'icona di Maria Santissima di Siponto, dell'XI secolo, e la statua lignea detta la Sipontina o Madonna dagli occhi sbarrati, in legno policromo di carrubo di origine bizantina, sono oggi custodite per motivi di sicurezza nella cattedrale di Manfredonia.
Accanto restano i ruderi dell'antica basilica paleocristiana, a croce latina e a tre navate, con pavimenti a mosaici policromi restaurati e in parte spostati all'interno della basilica medievale. Alcune ipotesi ne fanno risalire l'edificazione al vescovo Felice I, altre a Lorenzo Maiorano, che l'avrebbe costruita o ampliata; il sito era occupato in precedenza da un edificio pubblico di età augustea. Nel marzo 2016 è stata inaugurata l'opera dell'artista Edoardo Tresoldi «Dove l'arte ricostruisce il tempo»: una ricostruzione in rete metallica dell'antica basilica, alta quattordici metri e pesante sette tonnellate, parte di un intervento di riqualificazione del sito archeologico da tre milioni e mezzo di euro di fondi pubblici, dopo il quale il sito ha registrato un sensibile aumento di visitatori. Il parco archeologico comprende anche gli scavi dell'antica Siponto, le fondamenta delle mura e gli ipogei; solo una parte del sito è stata scavata, perché l'area di interesse archeologico è molto più vasta e in parte ricade in proprietà private.
La visita
La basilica sorge a Siponto, a sud-ovest del centro storico di Manfredonia. Le fonti consultate non riportano orari di apertura né modalità di visita: vanno verificati. L'icona di Maria Santissima di Siponto si festeggia il 31 agosto; il primo settembre ha luogo la festa di Sant'Andrea, con la processione di barche in mare.
Il consiglio della redazione
Adiacente alla basilica è visibile, e ben conservato, il sepolcreto di Santa Maria Regina; nel lido di Siponto, dentro la pineta, si trovano inoltre altri due ipogei di frequentazione neolitica.
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Chiesa San Domenico
La chiesa di San Domenico di Manfredonia è contigua all'antico convento dei frati predicatori, l'attuale palazzo San Domenico, in piazza del Popolo, oggi sede del municipio. Al complesso appartiene la cappella della Maddalena, decorata con affreschi del Trecento.
Cosa vedere
La costruzione della cappella, di fatto un'abside dedicata a Santa Maria Maddalena, contigua alla chiesa e al convento, fu disposta da Carlo II d'Angiò nel 1294, dopo la donazione ai frati domenicani di un sito sul tratto costiero delle mura; l'opera fu finanziata con un fiorino a settimana. La struttura originaria andò distrutta con l'assalto dei turchi del 1620, ma la cappella, forse per un caso fortuito, si salvò e rimase occultata per secoli: venne alla luce il 15 novembre 1895, durante ordinari lavori di sistemazione, con i suoi affreschi che raffigurano san Nicola, san Domenico, l'albero di Jesse con la stirpe di David e la Maddalena nell'atto della deposizione di Cristo. Oggi la vecchia cappella conserva quattro preziosi affreschi parietali del Trecento.
Dopo la devastazione del 1620 il complesso fu riedificato poco dopo sulla vecchia costruzione. Il nuovo progetto settecentesco ridusse la chiesa a una sola navata, come appare oggi; le pareti laterali sono popolate da sei altari in stile barocco, anche se all'interno sono numerosi i richiami allo stile romanico. La facciata in stile gotico è stata restaurata e il suo rosone ripristinato nel 1960.
La visita
La chiesa si trova a Manfredonia, accanto al palazzo San Domenico in piazza del Popolo. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati.
Il consiglio della redazione
Il convento dei padri domenicani, che lo abitarono dalla fine del Duecento fino all'epoca napoleonica, officiando nella chiesa attigua, è oggi il palazzo San Domenico, caratterizzato da un colonnato e da una loggetta.
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Fontana Piscitelli
La fontana Piscitelli prende il nome dal suo scultore, Tommaso Piscitelli. Si trova a Manfredonia in piazza Falcone-Borsellino, presso la chiesa di Sant'Andrea Apostolo, sul lungomare del Sole, nei pressi del porto turistico.
Cosa vedere
Fu commissionata nel 1932 dal sindaco Pietro Simone all'artista pugliese Tommaso Piscitelli, di Giovinazzo. Il progetto nacque in un più ampio intervento di rivalutazione urbana voluto dallo stesso sindaco, che comprese il lungomare, il viale della Stazione con la piantumazione di alberi ai lati, la pavimentazione di molte strade e l'installazione di molte fontane per l'erogazione di acqua potabile gratuita. Il progetto della fontana fu redatto dall'ingegner Pagano e la spesa fu coperta con un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti; la collocazione e l'inaugurazione, in piazza del Duomo, avvennero il 10 maggio 1935.
È un complesso monumentale in bronzo: un gigante, simbolo del Gargano, regge una coppa, emblema dell'abbondanza, attorno alla quale sono disposte tre giovani donne che rappresentano le prevalenti attività economiche locali; all'apice della coppa tre putti reggono un guscio di murice. La fontana fu rimossa da piazza del Duomo nel 1967, restaurata nel 1992 dall'artista locale Franco Troiano e poi ricollocata, a opera di Franco Tretola, presso la chiesa di Sant'Andrea Apostolo, nel borgo dei pescatori detto «case marinare». Nel restauro l'elemento posto in origine all'apice del complesso fu sostituito con il guscio di murice: una modifica giudicata invasiva, dal significato oggi sconosciuto e criticata per ragioni estetiche.
La visita
La fontana è in una piazza, e la sua collocazione è cambiata più volte: conviene verificare il luogo attuale prima di andare.
Il consiglio della redazione
Dello stesso Piscitelli, e voluto dallo stesso sindaco, è il complesso scultoreo del Monumento al Pescatore, impropriamente chiamato «del Nettuno», che sta ancora nella posizione originaria, in piazza Marconi, dove un tempo c'era la stazione «città», ultima fermata della linea Foggia-Manfredonia.
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Coppa Nevigata
Coppa Nevigata è un sito archeologico preistorico della Puglia, a sudovest di Manfredonia, sulla costa a sud del Gargano, nell'odierna località Cupola-Beccarini. Sorge su uno dei dossi ai margini di un'antica laguna costiera.
Cosa vedere
Il luogo, con facile accesso al mare e molte risorse naturali, fu frequentato fin dal Neolitico. Nell'età del Bronzo vi si sviluppò un insediamento notevole, con contatti con il mondo egeo: vi si trova ceramica micenea importata dall'Egeo, poi riprodotta anche sul posto. Vi si praticavano ampiamente l'estrazione della porpora dai murici, di cui restano i gusci frantumati, e la spremitura delle olive, a testimonianza dell'antichissima tradizione dell'olio d'oliva in Puglia. Alcune aree vicine alle fortificazioni e alla riva della laguna furono adibite ad attività collettive, legate alla conservazione e al trattamento dei cereali e all'estrazione della porpora; in seguito queste attività si spostarono all'interno dell'abitato.
L'insediamento era difeso da mura in pietrame a secco. Della prima metà del secondo millennio a.C. restano le tracce di una capanna a margini curvilinei, sostituita poco dopo da un grande muro difensivo, largo cinque metri e mezzo, con un accesso realizzato con blocchi megalitici; più tardi la fortificazione divenne più complessa, con stretti passaggi, postierle e torri. Il sito è oggi scavato periodicamente da una missione dell'Università Sapienza di Roma, diretta da Alberto Cazzella.
La visita
Il sito si trova a sudovest di Manfredonia, in località Cupola-Beccarini. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di accesso: vanno verificati, anche perché il sito è oggetto di scavi periodici.
Il consiglio della redazione
La produzione di porpora dai murici documentata a Coppa Nevigata, a partire dall'età del Bronzo, verso il 1800 a.C., è secondo gli studi la più antica attestata in Italia.
Tour ed esperienze a Manfredonia
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Eventi e sagre 1
Prossimo appuntamento: San Lorenzo Maiorano, patrono a cui apparve san Michele Arcangelo, domenica 7 febbraio
Come arrivare
Aeroporto più vicino: Bari Palese, a 89 km
Nei dintorni di Manfredonia
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