La prima volta che questo posto viene nominato è per liberare qualcuno. Il nome Rosito compare nel 752, nel documento con cui il duca longobardo Liutprando dichiara libera la schiava Cunda insieme al figlio Liupergo. Il paese sta a quasi settecento metri sui monti della Daunia, sotto il monte Cornacchia, e per secoli è campato di acqua e di pietra: il mulino più antico è del 1338, e l'arenaria delle cave locali veniva esportata, tanto che la facciata quattrocentesca della cattedrale di Ariano Irpino è fatta tutta di pietra di Roseto.
Nel 1860 le truppe garibaldine misero il paese a ferro e fuoco e fucilarono sei soldati borbonici. Poi la gente cominciò ad andarsene: dal 1882 verso gli Stati Uniti, e nel 1912 gli emigrati rosetani in Pennsylvania fondarono un paese nuovo e lo chiamarono Roseto, che è ancora oggi un comune americano; dopo la guerra toccò al Canada. Prima del conflitto qui vivevano più di cinquemila persone, adesso meno di mille. Il borgo di pietra, rimasto intero, è fra i più belli d'Italia.
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Fuori da Roseto Valfortore, ma a portata di gita.
