Loceri

Provincia: Nuoro · Regione: Sardegna · Abitanti: 1.278 · CAP: 08040

La prima volta che questo paese compare per iscritto è già distrutto. Un documento pisano del 1316 lo nomina così: «Il bosco chiamato Luccieri, che un tempo era un paese chiamato Luccieri, ora distrutto. Il quale bosco è compreso fra il villaggio di Bari e la domus Gueni e contiene alcuni castagni.» Cioè: dove c'era un paese ora c'è un bosco, e nel bosco ci sono dei castagni. La distruzione risale probabilmente alle lotte fra il Comune di Pisa e i Visconti di Gallura, nella seconda metà del Duecento, le stesse in cui cadde il castello della Rosa in Ogliastra. Sul nome le ipotesi sono molte: c'è chi lo collega a Locri della Magna Grecia e a una fuga di greci, chi lo fa venire da Villa Luceri o da Locus Aeris, il luogo del rame, e chi semplicemente da quel Luccieri scomparso. Massimo Pittau fa risalire Villa Luceri ai Luceres, una delle tribù etrusche delle origini di Roma. Anche la parrocchiale si è spostata: la vecchia chiesa, dedicata a san Tommaso, fu distrutta da una piena del rio, e nel Settecento fu ricostruita un centinaio di metri più in là, in stile neoclassico — ma intitolata a san Pietro Apostolo. Il cimitero le restò annesso fino al 1905.

Nel 1363 il re d'Aragona Pietro IV incorporò Loceri, con altre ville dell'Ogliastra, nella contea di Quirra, data in feudo a Berengario Carroz; il paese fu riscattato agli ultimi feudatari nel 1839. Di quanta gente ci vivesse si sa grazie alle liste di focaggio dei parlamenti: nel 1654 c'erano sessantadue fuochi, cioè circa duecentocinquanta persone, e nel 1840 gli abitanti erano ottocentoquaranta, in duecentocinquantasei famiglie. Il dizionario del Casalis, che riporta quei numeri, aggiunge anche il resto: venticinque nascite, quattordici morti e quattro matrimoni all'anno in media, e una vita che per chi supera i pericoli della prima età arriva di solito ai sessant'anni. E annota una cosa che nessuno metterebbe in una guida: il cimitero stava dietro la chiesa, nella valle, e «le esalazioni delle superficiali sepolture offendono il senso a non pochi». Si viveva di grano, orzo, legumi e lino, con vigne molto produttive — si contavano diciotto varietà di uva — e ventimila alberi da frutto.

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