Il nome viene dal sardo campidanese gibba, cioè collina. Attraverso questo territorio passava la strada che i fenici percorrevano da Karalis verso Sulki e che i romani poi lastricarono, e quando il porto di Sant'Antioco restò interdetto si usò un approdo in località Porto Botte, chiamato Porto Sulcitanum. Lì, nel 1323, sbarcò la flotta aragonese guidata dall'infante Alfonso: da quella spiaggia cominciò la campagna che sconfisse i pisani e aprì quattro secoli di dominio iberico sull'isola. Il censimento fatto dagli aragonesi quello stesso anno dà a Giba sessanta fuochi, cioè circa trecento abitanti; nel 1355 il paese mandò i suoi rappresentanti al parlamento riunito a Cagliari, e nel 1446 risultava disabitato.
La frazione di Villarios, invece, ha due storie. Il vecchio paese, sorto vicino a un insediamento nuragico, conservava la chiesa di Santa Marta, attestata nel 1066, e una torre d'avvistamento cinquecentesca costruita insolitamente lontano dalla costa per sorvegliare gli approdi del golfo di Palmas. Alla fine degli anni Cinquanta fu riempito il bacino di Monte Pranu, e le infiltrazioni d'acqua compromisero le case di Villarios, di Palmas e di Tratalias: gli abitanti furono trasferiti in villaggi nuovi costruiti apposta, e il vecchio Villarios fu demolito. Ne restano la chiesa e la torre in rovina.
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