La cattedrale è arrivata qui perché un'altra sede era diventata invivibile. Le incursioni dei pirati saraceni avevano spopolato l'isola di Sant'Antioco, e la sede della diocesi di Sulci fu portata nel borgo di Tratalias: il trasferimento fu ufficializzato nel 1218 con una bolla di papa Onorio III, ma i lavori della nuova cattedrale, Santa Maria di Monserrato, erano cominciati già nel 1213 e finirono nel 1282. È romanico sardo: due ordini di archetti lombardi in facciata e un rosone. A quel tempo Tratalias contava, protetta dal castello di Tului che i giudici di Cagliari avevano costruito e che nel XII secolo ospitava i vescovi sulcitani. Poi il paese decadde: nel Quattrocento risulta spopolato, e la sede vescovile era già passata a Iglesias, ufficialmente nel 1503.
Il resto è una storia di partenze. Dal 1258 al 1355 la signoria fu dei pisani Della Gherardesca; in epoca aragonese Tratalias formò con Santadi una baronia data in feudo al vescovo, e si riscattò nel 1839. Il ripopolamento comincia nel Settecento, e nel 1853 il paese diventa comune della provincia di Iglesias. Poi, nel 1954, uno sbarramento sul rio Palmas creò il lago artificiale di monte Pranu per valorizzare le terre del Basso Sulcis: ma l'acqua si infiltrò, gli edifici si lesionarono e nacquero problemi igienici, così si costruì un villaggio nuovo poche centinaia di metri più in là e ci si trasferì tutti. Il borgo vecchio, con la sua cattedrale, è rimasto dov'era. Nel territorio ci sono più di quaranta nuraghi, oltre cinque tombe dei giganti e il villaggio nuragico di Sirimagus.
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Fuori da Tratalias, ma a portata di gita.