Questa chiesa non ha navate: è un ovale. La pianta riprende il tema che Borromini aveva inventato per il San Carlo alle Quattro Fontane a Roma, e la ritroviamo qui perché Catania, dovendo ricostruirsi da capo dopo il terremoto del 1693, importò in blocco la geometria del barocco romano.
Cosa vedere
Le fonti del primo aggregato risalgono al Trecento, ma la chiesa che si vede fu iniziata nel 1746 e conclusa cinque anni dopo. La facciata si attribuisce a Francesco Battaglia: è tripartita, con un ingresso unico e la parte centrale concava, e la precede una scalinata di pietra lavica. Sul portone due figure sono rivolte verso l'Occhio di Dio posto al centro; nel secondo ordine si aprono tre finestroni separati da colonne; il terzo registro è formato da due torrette quadrangolari chiuse a cupoletta. Dentro, la sala ellissoidale è raccordata sul fondo a un presbiterio rettangolare, e da quell'accostamento nasce l'effetto che rende interessante l'edificio: una fusione fra elementi curvi ed elementi lineari, cioè fra due modi opposti di organizzare lo spazio.
La strada, però, ha avuto l'ultima parola. Con la livellazione delle vie del 1861 il portale d'ingresso dovette essere abbassato, e all'interno si costruì una doppia rampa di scale per raccordare la sala all'atrio; l'ingresso laterale su via Quartarone fu chiuso per la stessa ragione, e nello spazio rimasto si ricavò una nicchia con un altare dedicato al Crocifisso, decorato da notevoli statue in ceramica di fine Settecento. Sopra l'ingresso corre una cantoria dorata e finemente decorata. Fra i dipinti, sugli altari di destra ci sono un Battesimo di Gesù del Sozzi e una Madonna che appare a san Giovanni evangelista nell'isola di Patmos di Sebastiano Conca; a sinistra una Crocifissione e una Trinità che appare a san Benedetto, ancora del Sozzi. Il monastero annesso era una casa femminile dell'ordine benedettino.
La visita
Sta in via Vittorio Emanuele II, nel quartiere che porta il nome della chiesa, ed è compresa nel sito UNESCO delle città tardo barocche del Val di Noto. Apre per le funzioni, con orari propri che conviene verificare prima. Mezz'ora.
Il consiglio della redazione
Guardate la scalinata prima della facciata: è di pietra lavica, cioè nera. A Catania si costruisce con il materiale che arriva dal vulcano che sta sopra la città, e questa è la cosa più catanese che ci sia: la stessa montagna che periodicamente distrugge l'abitato fornisce la pietra con cui lo si rifà. Da quel gradino nero, alzando gli occhi alla facciata bianca, si vede in un colpo solo il rapporto fra la città e l'Etna.









