Arcidosso

Provincia: Grosseto · Regione: Toscana · Abitanti: 4.313 · CAP: 58031

Arcidosso compare per la prima volta in un documento del 4 marzo 860, e il nome viene probabilmente da arx e dossum: la fortezza sul dosso. Dal dodicesimo secolo fu degli Aldobrandeschi della contea di Santa Fiora, che lo fortificarono costruendo il castello e la torre maestra con l'aiuto degli abitanti di Casal Roveta, Talassa e Montoto, insediamenti medievali oggi scomparsi. Nel 1331, dopo uno degli assedi più lunghi condotti dall'esercito senese — quattro mesi, agli ordini di Guidoriccio da Fogliano — il castello e il borgo entrarono nella Repubblica di Siena. Quell'assedio è dipinto nel Palazzo Pubblico di Siena, nell'affresco attribuito a Simone Martini sulla cui paternità gli storici dell'arte litigano ancora. Sotto il granducato Arcidosso divenne la capitale amministrativa dell'Amiata e arrivò a contare più di dodicimila abitanti: quattro volte quelli di Grosseto, che era il capoluogo di provincia.

Nella seconda metà dell'Ottocento il paese ha vissuto la storia di David Lazzaretti, nato qui nel 1834, barrocciaio diventato profeta. Sul monte Labbro fondò la comunità della Nuova Sion, con statuti fondati sulla solidarietà, che doveva essere il primo nucleo di una repubblica di Dio, e ci fece costruire la torre giurisdavidica, che sta ancora lassù. Il 18 agosto 1878, mentre scendeva in processione dal monte verso Arcidosso con i suoi seguaci, i carabinieri gli ordinarono di fermarsi; lui non si fermò, il delegato di pubblica sicurezza De Luca ordinò di far fuoco e un colpo lo prese in fronte. Nella sparatoria morirono anche tre persone che stavano soltanto a guardare, e Lazzaretti morì quella sera stessa a Bagnore. Poi c'è un'altra storia, più recente. Fra il 1940 e il 1943 Arcidosso fu uno dei comuni toscani designati ad accogliere profughi ebrei in internamento libero: ne arrivarono ventisette, famiglie con bambini comprese, uno dei gruppi più numerosi della regione. Dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca, quasi tutti furono arrestati il 12 dicembre di quell'anno, deportati e uccisi ad Auschwitz nel maggio 1944. Sei evitarono la cattura e sopravvissero nascosti fino alla Liberazione; tre tornarono dai campi.

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