Il nome inganna: il conservatorio di San Carlo non è una scuola di musica, ma una delle istituzioni storiche di Pienza, sorta nel Seicento e cresciuta nei secoli successivi. Il complesso nacque come monastero delle suore agostiniane, fondato nel 1634, e nel 1787 fu trasformato in conservatorio femminile, secondo il modello degli istituti che nella Toscana dell'epoca si occupavano dell'educazione delle ragazze.
L'istituzione esiste ancora, oggi in forma di fondazione — la Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo di Pienza — ed è proprietaria di alcuni immobili in città.
Cosa vedere
Il pezzo di maggior valore è nella chiesa: sull'altare maggiore si trova una tela dipinta tra il 1620 e il 1625 da Francesco Rustici, detto il Rustichino, pittore senese morto giovane nel 1626 e noto soprattutto per le sue scene a lume di candela. Qui raffigura la Madonna col Bambino con i santi Carlo Borromeo, Francesco, Chiara, Caterina da Siena e Giovanni Battista.
Vale la pena soffermarsi sulla scelta dei santi: Carlo Borromeo era stato canonizzato nel 1610, appena un decennio prima. Quando il Rustichino lo dipinse, il titolare della chiesa era dunque un santo nuovissimo, segno di una devozione che a Pienza si era accesa in tempo reale.
La visita
Il complesso si trova nel centro storico di Pienza, a pochi minuti a piedi da piazza Pio II. Non è un museo ma la sede di un'istituzione attiva: l'ambiente da cercare è la chiesa, con la pala del Rustichino sull'altare maggiore. La visita si esaurisce in breve tempo e si inserisce senza sforzo in un giro del centro.
Il consiglio della redazione
Usate il conservatorio come pretesto per la Pienza «minore»: dopo il Duomo e palazzo Piccolomini, sono luoghi come questo — un monastero seicentesco diventato istituto per ragazze e poi fondazione — a raccontare la vita quotidiana della città nei quattro secoli successivi al progetto di Pio II. Davanti alla pala, cercate santa Caterina da Siena tra le figure: in una città costruita da un papa senese, la sua presenza accanto a Carlo Borromeo non è mai casuale.
