Poco sopra Peio Paese, accanto alla chiesa di San Rocco, c'è un cimitero militare, e in quel cimitero sono stati deposti anche i resti di soldati austriaci morti nella Grande Guerra e restituiti dal ghiacciaio. È una frase che va letta due volte: il fronte, qui, correva sulle montagne sopra il paese, dove passava il confine fra l'impero austro-ungarico e il regno d'Italia, e la guerra si combatté fra rocce, neve e ghiacci. Il ghiaccio ha conservato tutto — attrezzature, oggetti, corpi — e adesso che si ritira restituisce quello che aveva preso, un pezzo per volta e senza un ordine. Dal 2003 c'è un museo dedicato a quella guerra: dentro ci sono i reperti del campo di battaglia, ma anche gli oggetti d'uso quotidiano, le mappe, i documenti, i filmati e un archivio fotografico.
Il comune, invece, è un'invenzione amministrativa recente: nasce nel 1928 dall'accorpamento dei cinque comuni che c'erano in valle — Celledizzo, Celentino, Cogolo, Comasine e Peio — e il capoluogo non fu Peio ma Cogolo, tanto che per non confondersi il paese di Peio si chiama Peio Paese. È uno dei comuni più estesi del Trentino, e comprende una valle intera dentro il parco nazionale dello Stelvio. La sua fortuna moderna sta nell'acqua: le sorgenti ferruginose e le terme hanno trasformato un paese che viveva di agricoltura e bestiame in un centro termale e sciistico. Nel 2002 la Provincia di Trento ha riconosciuto a tutto il territorio comunale lo status di ecomuseo, con un nome che dice bene di che si tratta: Piccolo Mondo Alpino. A sud-ovest del paese, sulla strada per il lago di Pian Palù, restano i ruderi del forte Barba di Fiori.
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Fuori da Peio, ma a portata di gita.