La basilica sta in cima al monte Ingino, sopra Gubbio, e custodisce il corpo del patrono della città. È il punto d'arrivo della corsa dei Ceri, che ogni anno il 15 maggio porta di corsa quassù tre enormi macchine di legno, spinte a spalla per la salita da squadre di uomini in camicia colorata: una delle feste più antiche e più serie d'Italia.
Cosa vedere
I lavori cominciarono nel 1513, sopra una chiesetta e una pieve preesistenti, con il sostegno delle duchesse di Urbino e del papa. La chiesa fu affidata ai canonici regolari dell'ordine a cui il santo era appartenuto, e a loro è tornata pochi anni fa dopo più di due secoli in cui era stata retta da altri.
Dentro, il corpo del santo è esposto in un'urna sopra l'altare maggiore. Ma la cosa che colpisce di più chi entra fuori stagione sono i tre Ceri, appoggiati nella navata per tutto il resto dell'anno: visti da fermi, alti come una casa, danno la misura di che cosa significhi portarli su per la montagna.
La visita
Si sale da Gubbio con la funivia a cestelli, che è una gabbia aperta per due persone in piedi, oppure a piedi per la strada ripida che parte dalla porta alta; ingresso libero alla basilica, orari della funivia stagionali e ridotti d'inverno. Un'ora e mezza.
Il consiglio della redazione
Andateci fuori dal giorno della festa, quando i Ceri stanno fermi e non c'è nessuno. Poi affacciatevi dal piazzale e guardate la strada che scende in città: quella salita si fa di corsa, con un peso enorme sulle spalle, e la si fa da secoli. Nessun video rende quello che si capisce guardando il dislivello da lassù.
