Ponzio Pilato non ci ha mai messo piede, ma il nome è rimasto. La leggenda vuole che il procuratore romano si sia fermato qui mentre andava in esilio a Vienne, in Gallia; a darle credito ci pensò il ritrovamento, nel 1846, di monete antiche e medaglie romane fra i ruderi, riferito da Édouard Aubert. In realtà a Nus, in epoca romana, c'era soltanto una mansio.
Cosa vedere
Della casaforte a pianta rettangolare, che aveva quattro piani, restano tre spessi muri perimetrali in pietra nuda e le due torrette angolari pensili, conservate benissimo. Il muro meridionale, quello del portone, fu demolito fra Otto e Novecento per allargare la strada, poi ricostruito e distrutto di nuovo da un incidente automobilistico negli anni sessanta. Sul muro occidentale si nota lo stipite lavorato di una finestra a crociera; dentro, nella muratura, si legge ancora dove stava un ampio camino.
La visita
Il restauro recente ha aggiunto una copertura in vetro e acciaio e una scala metallica nascosta da una struttura lignea, sul lato sud dove la parete manca: si sale liberamente fino al camminamento di guardia e alle due torrette. All'interno ci sono pannelli informativi sul paese e sul territorio. La prima traccia scritta è l'omaggio prestato nel 1337 da Alexandre e Jean de Nus; l'abbandono arrivò con un incendio, verso la fine del Cinquecento, quando i signori si trasferirono nel castello sul promontorio: i documenti di famiglia conservati qui andarono distrutti.
Il consiglio della redazione
È il raro caso di rudere che si visita davvero, gratis e in pieno centro, sulla via Francigena. Ci si affacci dalle torrette: si capisce a colpo d'occhio perché una casaforte stesse proprio lì, sulla strada.
