Il comune è nuovo — è nato il ventitré febbraio 2016 dalla fusione di Forno di Zoldo e Zoldo Alto, approvata un mese prima da un referendum con quasi l'ottantacinque per cento dei voti — ma quella fusione ha rimesso insieme una cosa che era già stata una sola. La valle fu riconosciuta come comunità nel 1224, quando ottenne il diritto di sedere nel Consiglio dei Nobili di Belluno per mezzo di due consoli; era amministrata da dieci regole, citate già nel 1371, e la carica più alta era il Capitano, nominato ogni anno da quello stesso consiglio. A dividerla in due comuni fu il riordino napoleonico del 1807, e il secondo dei due cambiò nome in Zoldo Alto solo nel 1890. Il nome invece è antichissimo: compare nel 1031 come Çaudes, quando l'imperatore Corrado II riconobbe al vescovo di Belluno il possesso del territorio, confermato da Federico Barbarossa nel 1161.
Il mestiere di una volta sta in un museo: a Forno, dentro il palazzo del Capitaniato, c'è il museo del ferro e del chiodo. Quello di oggi ha portato gli zoldani lontano, perché l'economia della valle, oltre al turismo d'inverno e d'estate, si regge sul gelato artigianale, prodotto dagli artigiani del posto nelle loro botteghe sparse in Germania e nel resto dell'Europa centrale. La notorietà letteraria è arrivata invece con Marco e Mattio, il romanzo che Sebastiano Vassalli pubblicò nel 1992: racconta di Mattio Lovat, figlio del ciabattino di Zoldo, la cui follia fra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento fu uno dei primi casi clinici della psichiatria italiana. Vassalli è cittadino onorario del comune.
Distanze in linea d'aria dal centro del paese. Tocca un punto per aprirne la scheda.
Nei dintorni di Val di Zoldo
Le destinazioni raccontate dalla nostra redazione più vicine, con la distanza in linea d'aria.
Luoghi da vedere entro 25 km
Fuori da Val di Zoldo, ma a portata di gita.
