Borso del Grappa

Provincia: Treviso · Regione: Veneto · Abitanti: 5.913 · CAP: 31030

Il prodotto di questo paese è un pisello. Il biso di Borso si semina fra la fine di febbraio — l'ideale è l'ultima luna — e marzo, senza pesticidi né concimi chimici, e si raccoglie in più riprese da maggio a metà giugno; ha grani piccoli e teneri, un gusto più dolce delle varietà comuni, e c'è chi consiglia di mangiarlo crudo, senza nemmeno condirlo. La tradizione vuole che i piselli portati al Doge e ai dignitari per la festa di san Marco, nel famoso risi e bisi, venissero colti su queste pendici del Grappa. E se nell'ultima parte del ciclo vegetativo l'acqua manca, il raccolto è perduto: da lì viene l'espressione «Adio bisi», che qui si usa ancora per dire che è successo qualcosa di grave.

La chiesa parrocchiale fu gravemente danneggiata dal terremoto di Santa Costanza del 1695, che ne rase al suolo il campanile; venne rifatta a fine Settecento su disegno di Antonio Gaidon e poi ricostruita ancora fra il 1910 e il 1929. Dentro c'è una Madonna fra i santi Zenone e Giovanni Battista, datata 1538 sul primo gradino del trono: era stata commissionata al padre, ma a dipingerla fu il figlio, Jacopo da Ponte. In località Boscon, infine, cresce un faggio di tre metri e venti di circonferenza e ventotto di altezza: è uno dei sedici alberi monumentali della provincia di Treviso e uno dei centocinquanta che in Italia sono classificati di eccezionale valore.

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Cosa c'è intorno

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