Il nome è un programma di storia: Vittorio Veneto nacque nel 1866 unendo Ceneda e Serravalle, e prese quello del re pochi mesi dopo; il Veneto arrivò più tardi, insieme al titolo di città, quando la battaglia lo aveva reso famoso. Perché nell'autunno del 1918 qui si combatté lo scontro che chiuse la Grande Guerra sul fronte italiano, e in questa stessa città, dopo Caporetto, aveva avuto sede il comando austro-ungarico: il museo della Battaglia la racconta con rigore e senza retorica. Il nome nuovo, però, non piacque a tutti. La diocesi si rifiutò di cambiarlo e continuò a chiamarsi di Ceneda fino al 1939, perché la Curia non intendeva rendere omaggio al re che le aveva appena tolto la Romagna, l'Umbria e le Marche.
Le due metà restano riconoscibili, e non sono bastati né il municipio piantato a metà strada né il viale costruito apposta per saldarle. Serravalle, incastonata tra le rupi, è un gioiello: piazza Flaminio, logge affrescate, botteghe d'arte, e l'oratorio dei Battuti, che il Touring Club ha messo fra i tesori nascosti d'Italia per i suoi affreschi del Quattrocento. Ceneda risponde con la cattedrale, il ricordo dei suoi vescovi, che erano anche conti e tali rimasero sotto Venezia, e il museo dedicato a Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart nato qui nel 1749. Intorno, le colline del prosecco e il bosco del Cansiglio: un concentrato di Veneto.