⛪ Chiese e santuari

cattedrale di Acerenza

📍 Acerenza, Basilicata · 62/100

Sotto la cattedrale di Acerenza ci sono due edifici più antichi: una chiesa paleocristiana e, sotto di essa, quel che restava di un tempio romano dedicato a Ercole Acheruntino. Il cantiere della chiesa attuale si apre nel 1059 con la generosità di Roberto il Guiscardo e il vescovo Godano, e lo chiude il successore Arnaldo con maestranze francesi messe a disposizione dai Normanni: da lì viene il peribolo con tre absidi divergenti attorno al coro, soluzione rara in Italia. Il terremoto del 1456 e una lunga fila di arcivescovi non residenti la ridussero all'abbandono; il restauro completo arrivò solo nel 1524, voluto dai conti Ferrillo.

Cosa vedere

La facciata è asimmetrica perché lo spiovente destro è interrotto dalla torre campanaria, rimaneggiata nel 1555 dal maestro Pietro di Muro Lucano, che sotto la prima monofora lasciò il proprio nome ancora leggibile. Nella muratura della torre sono finiti frammenti di sarcofagi romani con i volti dei defunti e i resti di un'ara funeraria; delle cinque campane, la maggiore è del 1854 ed è opera di Girolamo Olita. Il portale centrale, di modo romanico pugliese, conserva un protiro mutilo: alla base delle colonnine mancano i leoni, e uno di essi sta oggi in alto, sullo spigolo sinistro della facciata. Sulle mensole, leoni e scimmie avvinghiati a due figure umane. Sopra il portale, lo stemma dei Ferrillo e il bassorilievo del Basilisco, che faceva parte dell'antico stemma cittadino.

Dentro, 69 metri di lunghezza per 23 di larghezza, tre navate divise da dieci pilastri e un soffitto a capriate. Nel transetto destro il polittico di Antonio Stabile del 1583, con la Madonna del Rosario e quindici storie; in quello sinistro la sua Pietà, dentro un'arcata marmorea. Il presbiterio rialzato gira attorno al coro con tre cappelle radiali; nella prima, dedicata a san Michele, la balaustra di Anton Ludovico Antinori. Sotto, la cripta dei Ferrillo, consacrata nel 1524 e costruita sul modello della cappella del Succorpo di San Gennaro a Napoli: quattro colonne centrali, volta a crociera a nove campate, affreschi di Giovanni Todisco da Abriola e il sepolcro con i ritratti di Giacomo Alfonso Ferrillo e Maria Balsa.

La visita

Si entra dal portale centrale; la porticina di sinistra porta invece al museo del duomo, dove è conservato il busto marmoreo dell'imperatore Flavio Claudio Giuliano che per secoli stette sulla facciata, creduto san Canio. Alla cripta si scende dalle scale laterali sistemate nel 1953, quando fu rifatto l'accesso al presbiterio. La chiesa è basilica minore dal 1954.

Il consiglio della redazione

Prima di entrare fate il giro esterno dell'abside e guardate da vicino le pietre squadrate della parte alta, sotto la cornice di archetti pensili: sono coperte da licheni che cambiano colore quando il tempo passa dal secco all'umido, e la cattedrale vista con il sole non è quella che vedrete dopo la pioggia.

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