Un figlio dei signori normanni di Oppido, di nome Giovanni, lasciò questo castello agli albori del XII secolo, abbracciò la fede ebraica e chiuse la sua vita in Egitto dopo aver girato quasi tutto il Mediterraneo. La cronaca che ne scrisse, in ebraico, nomina il paese da cui veniva — Opide — e resta la prova più solida che nell'XI secolo Oppido esisteva ed era in mano ai Normanni. L'edificio da cui era partito sta sulle pendici del Montrone: tutto porta a datarlo fra il 1047 e il 1051, negli anni dello scontro fra Riccardo Quarel, conte di Acerenza, e Drogone d'Altavilla. Vinse Drogone, e i suoi figli si tennero Oppido.
Cosa vedere
La descrizione più precisa che abbiamo non viene da un archeologo ma da un perito. All'inizio del Settecento, con il feudo sotto sequestro per i debiti degli Orsini, il Sacro Regio Consiglio incaricò il tavolario Pietro Vinaccia di stimare il borgo. Il suo verbale restituisce una pianta irregolare, quasi un trapezio, adattata all'accidentalità del terreno, con il prospetto principale sul lato lungo e quattro torri merlate: due quadrate agli angoli, due rotonde in mezzo, a guardia del portone a cui si arrivava passando su un ponte levatoio.
Di tutto questo resta poco. Due delle torri cilindriche sono sparite, la terza compare ancora in una fotografia del 1915. Nel 1880 gli eredi degli ultimi feudatari, i De Marinis marchesi di Genzano, vendettero l'edificio all'avvocato Gerardo De Pilato, che in parte lo demolì e in parte lo trasformò fino a rendere quasi illeggibile l'impianto di partenza. L'ala est, quella dove stavano i signori, regge ancora con le sue muraglie alte, stretta però fra le case che le si sono addossate contro.
La visita
Non è un monumento attrezzato e la maggior parte della fabbrica versa in cattive condizioni: quello che si legge, si legge da fuori, girando intorno all'ala est e cercando i punti in cui la muratura antica riemerge fra le abitazioni. Conviene partire dal lato del prospetto lungo, che era l'ingresso monumentale, e tenere a mente le proporzioni: nella numerazione dei fuochi del 1642 l'edificio veniva registrato come castrum magnum, ed era la scala, più che la forma, a colpire chi lo descriveva.
Il consiglio della redazione
Mettetevi con le spalle al muro dell'ala est e guardate verso la valle del Bradano. Il castello nacque per controllare quel corridoio fra il Melfese e le terre interne e per tenere insieme i contadini che i Normanni volevano attirare qui, non per reggere assedi. Ne ebbe uno solo, o quasi: nel marzo del 1348 le truppe ungheresi di re Ludovico misero a soqquadro il borgo, rimasto fedele alla regina Giovanna. È l'unico fatto d'armi che la sua storia ci abbia consegnato.
