Frigento sta a 911 metri sulla sommità di un ampio colle dell'Irpinia centrale, e da lassù guarda in tutte le direzioni: la valle dell'Ufita a nord, la conca del Fredane a sud, la Valle d'Ansanto a est e il bacino del Calore a ovest. Il nome viene da Frequentum o Afrigentum, che le Rationes decimarum della Campania fanno risalire all'espressione latina a populi frequentia, cioè al concorso di gente; e lo stemma comunale mette tre monti sotto le iniziali F.R.C., Frequentum Romana Civitatis. Di gente, del resto, qui ce n'è stata da sempre: fra i molti rinvenimenti paleolitici in selce e in «pietra di Frigento» c'è anche un osso umano fossile, trovato sulla collina dal professor Salvatore Forgione e riferito al morfotipo dell'Homo erectus, databile fra trecentocinquantamila e centotrentamila anni fa.
Una tradizione dubbia vuole che nel 441, per volere di papa Leone I, Frigento sia diventata sede del vescovo Marciano, che aveva scelto questo luogo come eremo. Con i longobardi il paese fu un posto di difesa strategico del ducato di Benevento, finché nel 988 un terremoto lo distrusse. Ricostruito lentamente, restò per secoli sotto i feudatari della vicina Gesualdo, poi passò ai Filangieri e ai Caracciolo di Avellino. La sede vescovile rimase il punto di riferimento religioso ed economico della comunità fino alla soppressione definitiva, nel 1818. La chiesa madre di Santa Maria Assunta sta in cima al colle, ha origini paleocristiane e fu costruita sulle rovine di un tempio pagano; distrutta dal terremoto del 1732, venne ricostruita nel 1760, e conserva la reliquia del cranio di san Marciano, che viene mostrata ai fedeli soltanto due volte l'anno. Nella chiesa dedicata al santo, attestata già nel 754, gli scavi nei giardini adiacenti hanno trovato le sepolture di uomini liberi longobardi, con le armi nel corredo. Il terremoto del 1980, infine, nel solo comune di Frigento fece 4 morti, 80 feriti e 663 senzatetto.