San Valentino Torio

Provincia: Salerno · Regione: Campania · Abitanti: 10.439 · CAP: 84010

Il nome è arrivato molto prima del santo. Il paese compare per la prima volta in un documento dell'868, conservato nel Codex Diplomaticus Cavensis dell'abbazia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, dove la località si chiama Balentino; a metà del Cinquecento diventò università autonoma col nome di Castello di Valentino, e soltanto in un atto del 1681 si trova scritto San Valentino. Il «Torio» è molto più tardo: fu sancito con regio decreto il 22 gennaio 1863, su proposta del consiglio comunale, per distinguere il comune dalla città abruzzese di San Valentino in Abruzzo Citeriore. Quanto al santo, è arrivato nel 1936: in quell'anno, grazie all'allora vescovo della diocesi di Sarno-Cava Pasquale dell'Isola, il paese ottenne alcune reliquie del patrono degli innamorati, e da quella data san Valentino è patrono anche del comune che ne portava già il nome.

La cosa più antica, qui, è un cimitero. Nella parte sudorientale della piana campana le prime tracce di presenza umana stanno fra il nono e il sesto secolo avanti Cristo, con necropoli di circa millequattrocento tombe a fossa attribuite ai Sarrastri, che abitavano la valle del Sarno; dal 421 avanti Cristo arrivarono i Sanniti, e gran parte della popolazione si spostò nei nuovi centri di Nuceria, Pompei e Stabia. Il primo feudatario attestato è Bertrando del Balzo, nel 1269, che i registri angioini citano come possessore dei casali di San Valentino e di Casatori; dal 1459 il territorio fu dei Capece Minutolo, che lo tennero fino alla fine dei diritti feudali. La chiesa principale, San Giacomo Maggiore, fu costruita nel 1760 su progetto redatto due anni prima dall'ingegnere napoletano Mario Gioffredi, sul terreno di una chiesa precedente del 1511 abbattuta d'accordo fra il governo locale, il feudatario e la diocesi di Sarno: fu eretta lontano dall'abitato, e i suoi tre ingressi guardano a occidente, cioè verso il paese. Dentro c'è il trittico di san Giacomo, olio su tavola di Andrea Sabatini, di circa il 1520; davanti, la gradinata in blocchi di piperno disposti a coda di pavone fu costruita fra il 1804 e il 1813.

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