Il posto è nei fondi della basilica di Sant'Antonino di Piacenza dal 418, e nell'alto Medioevo qui c'era un ponte di legno sul Nure che si passava pagando un pedaggio. Dopo la metà del XII secolo i pellegrini che dal nord Europa andavano a Santiago salivano la val Nure e passavano di qui, quando il paese si chiamava ancora Ponte Albarola: c'era una chiesetta di San Rocco tenuta dai frati, con annesso un hospitale che dava ristoro e cure. Il nome che è rimasto, però, dice il commercio: nella prima metà del Cinquecento lavoravano in zona sei torchi da olio e diversi mulini, e per queste strade passavano olio d'oliva, lino, sapone, miele, scorze d'arancia, olio da brusar per le lampade, formaggio, fagioli e zucchero, oltre all'esportazione illegale dei grani valnurensi.
I ponti sono la storia del paese. Nel 1324, caduto Alberto Scoto, la zona passò a Lancillotto Anguissola, e nel 1414 i suoi eredi ebbero da Sigismondo di Lussemburgo l'investitura dei castelli di Vigolzone e Folignano, della villa di Albarola, di Riva e di Monte Santo; dal 1567 fu dei Farnese, nel ducato di Parma e Piacenza. La crescita si fermò nel 1817 con un'epidemia di tifo petecchiale. Fra il 1835 e il 1836 fu costruito un ponte in sasso per i passeggeri, detto di Maria Luigia d'Austria dal nome della duchessa che l'aveva ordinato. Nel 1944 i bombardamenti alleati colpirono la stazione e fecero crollare il viadotto ferroviario sul Nure. E nella notte fra il 14 e il 15 settembre 2015 il Nure esondò: a Recesio crollò un tratto della vecchia statale 654, morirono tre persone, e il corpo di una di loro, Luigi Agnelli, fu ritrovato vicino alla frazione di Biana.