La chiesa parrocchiale di San Bartolomeo ci ha messo otto secoli a essere finita, e il motivo è che continuavano a buttarla giù. Fu fondata nel dodicesimo secolo come dipendenza della pieve di Porcia. Nel 1293 la incendiarono i soldati di Gherardo III da Camino, signore di Treviso, in lotta con il patriarca di Aquileia Raimondo della Torre — e in quegli stessi anni, per ordine dello stesso uomo, fu distrutto anche il paese. La ricostruirono, e fu rasa al suolo durante l'invasione dei turchi del 1499. Passarono parecchi anni prima che la comunità riuscisse a rimettersi in piedi: la chiesa nuova è menzionata per la prima volta nel 1585. Poi il paese crebbe e la chiesa diventò troppo piccola; l'ampliamento fu disegnato dagli architetti Antonio e Stefano De Marchi, e i lavori, cominciati nel 1854, si protrassero molto più del previsto perché ci si misero in mezzo due epidemie di colera. Fu riaperta al culto nel 1872, il pavimento a mosaico fu posato nel primo decennio del Novecento, e la consacrazione definitiva arrivò soltanto nel 1912, per mano del vescovo di Concordia.
Il nome è un bosco: in età antica questa terra stava dentro la decima Regio, che aveva Aquileia per capoluogo, ed è allora che il posto si chiama Roberetum, il querceto — che è esattamente quello che dicono ancora i suoi nomi friulano e veneto, Lavorêt e Lavoréit. Le prime tracce di gente qui sono preistoriche: tombe a tumulo, oggi distrutte. Caduta Venezia, nel 1797, Roveredo fu aggregata a Pordenone; si riprese l'autonomia pochi anni dopo, nel Regno Lombardo-Veneto, e dopo il 1866 seguì le sorti del resto della provincia di Udine. E c'è un'ultima cosa che definisce questo paese, ed è stata decisa da un'inchiesta. Per l'Atlante storico-linguistico-etnografico friulano, negli anni sessanta, qualcuno venne qui ad ascoltare: la conclusione fu che a Roveredo si parla un dialetto sostanzialmente veneto, benché vi sussistano tracce di friulano, più vitali nelle generazioni anziane che fra i giovani, e senza distinzione fra un parlare «volgare» e uno «civile». Su quella base, Roveredo non rientra fra i comuni ufficialmente riconosciuti come friulanofoni.