Chiesa di Sant'Erasmo
L'antica cattedrale di Formia sulla tomba di sant'Erasmo, con sotto il pavimento gli scavi dalla necropoli romana.
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L'antica cattedrale di Formia sulla tomba di sant'Erasmo, con sotto il pavimento gli scavi dalla necropoli romana.
Il Museo archeologico nazionale di Formia occupa il piano terra dell'ala meridionale del Palazzo Municipale, negli ambienti ottocenteschi chiamati «Stalloni dei Borbone». Fu istituito nel 1968; nel 1997 è stato ampliato e allestito nei locali attuali. La collezione è fatta soprattutto di sculture, molte trovate nell'area monumentale del Foro e nel territorio intorno, ed è cresciuta con i reperti della villa marittima di Gianola. Lo gestisce il Ministero della cultura, attraverso la Direzione regionale Musei del Lazio.
Nell'atrio un pannello propone una ricostruzione di Formiae in età imperiale, accanto a una scelta di anfore, in gran parte del tipo Dressel 1, il recipiente più usato tra il II e il I secolo a.C. per portare il vino dell'Italia centro-meridionale in tutto il Mediterraneo. La prima sala è dedicata alla ritrattistica della prima età imperiale: nudi maschili ispirati alla statuaria greca, con teste-ritratto molto individuali, e cinque ritratti maschili dalla villa di Gianola. Nella seconda ci sono i togati: due figure di «sacrificanti» con il capo velato conservano tracce di colore sulle toghe e sugli occhi, a ricordare che le statue antiche erano finite con la pittura.
La terza sala riunisce la statuaria femminile, con due esemplari del tipo detto della «Piccola Ercolanese» e un ritratto di donna matura dall'acconciatura elaborata, forse l'imperatrice Livia. Nella galleria interna il gruppo di Leda e il cigno, del I secolo d.C., copia di un originale greco attribuito a Timotheos, sta davanti a un affresco in quarto stile: vengono entrambi dai criptoportici di piazza della Vittoria. Ci sono anche un affresco di giardino e un'erma bifronte di Apollo. La galleria esterna raccoglie i reperti funerari, tra cui le are di due donne, Iulia Faustilla e Victorina, e capitelli.
Orari e biglietti vanno verificati sul sito della Direzione regionale Musei del Lazio.
Nella seconda sala guardate bene uno dei togati: il rosso rimasto sulla toga e l'anello all'anulare sinistro indicano un personaggio di alto rango, forse un magistrato del posto. Nella prima, invece, la statua che ha ancora la testa ricorda nei tratti i ritratti ufficiali della famiglia di Augusto, e secondo alcuni studiosi è Gaio Cesare, il nipote ed erede designato morto giovane.
L'eremo di San Michele Arcangelo è una piccola chiesa incastonata nella roccia, alle pendici del monte Altino, nei monti Aurunci, a 1220 metri di quota, nel territorio di Maranola, frazione di Formia. Sta su un costone a strapiombo, lungo il sentiero che da Sella Sola porta alla cima del Redentore. Il santuario rupestre risale all'830, ed è menzionato nel Codex diplomaticus cajetanus. La chiesa di oggi nasce da una decisione del 1893: quell'anno salì sul monte, in visita pastorale, l'arcivescovo Francesco Niola, che indicò l'interno dell'antro come il posto giusto per una nuova costruzione, al riparo dall'acqua, dalla caduta di rocce e dal ghiaccio che avevano rovinato la precedente. Il progetto fu dell'ingegnere Silvio Forte di Trivio.
La facciata in pietra, neogotica, chiude una cavità naturale e guarda a occidente: al centro ha una porta ad arco acuto, sormontata da un rosone che dà luce all'interno. Sull'arco, accanto alla scritta «Angelorum Principi», sono incise due date: l'830, anno di fondazione del vecchio cenobio, e il 5 agosto 1895, giorno dell'inaugurazione. Le vetrate policrome che chiudevano il rosone e le altre aperture sono andate perdute.
Dentro, la roccia fu squadrata fino a ottenere un ambiente lungo dodici metri, largo dieci e alto sette. Sulla parete di fondo una nicchia, scavata anch'essa nella roccia, ospita la statua di san Michele. L'acqua di sorgente cola un po' dappertutto dalla volta: le pareti stesse fanno da fonte, e l'acqua, freddissima, viene raccolta in vasche di muratura.
Si arriva a piedi. Il sentiero, lungo circa sette chilometri, non presenterebbe particolari difficoltà e sarebbe adatto anche alle famiglie, ma è sconsigliato in piena estate perché è tutto esposto al sole. Condizioni e apertura dell'eremo vanno verificate con il Parco dei Monti Aurunci.
La statua del santo, in peperino, non sta qui tutto l'anno. La domenica dopo il 13 giugno gli uomini di Maranola la portano su a braccia per i sentieri del monte, e la domenica prima del 29 settembre un altro corteo la riporta a valle, nella chiesa dell'Annunziata. Il racconto popolare dice che fu lei a scegliersi il posto: stava in una grotta sul litorale di Gianola e, offesa dal linguaggio dei marinai, se ne andò in montagna. Fu restaurata nel 1888 dallo scultore Giuseppe Blasetti.
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Prossimo appuntamento: Sant'Erasmo di Formia, patrono festeggiato accanto a san Giovanni Battista nel rione Mola, mercoledì 2 giugno
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