Il castello di Torre in Pietra, detto anche castello Falconieri, è una dimora storica di Torre in Pietra, nella Campagna romana, nel comune di Fiumicino. Inizialmente il borgo era un castrum attorniato da torri e da mura di cinta.
Cosa vedere
Nel 1254 il castello era dei Normanni, che riunirono in una sola proprietà alcuni fondi vicini; passò poi probabilmente per eredità agli Anguillara, che nel 1457 lo vendettero per tremila ducati d'oro a Massimo di Lello di Cecco dei Massimo, e quindi ai Peretti. Nel 1639 fu venduto ai principi Falconieri: Ferdinando Fuga realizzò la chiesa e lo scalone del piano nobile e Pier Leone Ghezzi gli interni, in gran parte affreschi legati all'anno giubilare 1725, quando Alessandro Falconieri lo chiamò a decorare il piano nobile con scene che celebrano la visita al castello di papa Benedetto XIII. Alla fine del Settecento il castello era il centro di una tenuta di oltre tremila ettari. Nella seconda metà dell'Ottocento i Falconieri si estinsero e Torre in Pietra conobbe un'epoca di decadenza; nel 1926 passò al senatore Luigi Albertini, che bonificò le terre e ne fece una delle più prestigiose aziende zootecniche italiane, e nel 1941 alla figlia Elena Albertini, sposata con il conte Nicolò Carandini, i cui eredi ne sono ancora proprietari.
Il castello è circondato da giardini con grandi pini, da uno dei quali si accede al cortile, con un porticato a colonne a sesto ribassato. Al pianterreno c'è la sala Peretti, di 220 metri quadrati, con un grande camino e un soffitto ad arco a tutto sesto; uno storico scalone porta al piano alto, dove gli affreschi di Ghezzi ornano un salone, le salette Falconieri, la stanza del bosco, la sala verde e la galleria: gli ultimi quattro ambienti sono affrescati con panorami alberati. La cappella di Sant'Antonio Abate è barocca, a pianta ottagonale e navata unica, con un portone sormontato da un frontone triangolare e affiancato da quattro lesene; sull'altare c'è una Madonna con Bambino, e vi si svolgono matrimoni.
La visita
Il castello è ancora abitato dagli eredi di Luigi Albertini, che promuovono un'attività ricettiva fatta di matrimoni, feste, convegni e visite guidate; ospita spesso set cinematografici e fa parte dell'Associazione Dimore Storiche Italiane. Le fonti consultate non riportano orari né tariffe: le visite vanno verificate con la proprietà.
Il consiglio della redazione
Le cantine dell'azienda vinicola furono ricavate scavando sotto una collina di tufo formatasi dalle ceneri del vulcano di Bracciano e servono al vino già dal Seicento; nel 1938, durante l'ampliamento, vi furono ritrovati numerosi resti di elefanti preistorici, della specie Palaeoloxodon antiquus. Oggi le vigne sono coltivate in biologico su 52 ettari, dei circa 150 dell'azienda.





