Castello di Torre In Pietra
Castello Falconieri di Torre in Pietra, con affreschi di Pier Leone Ghezzi del 1725 e cantina nel tufo.
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Castello Falconieri di Torre in Pietra, con affreschi di Pier Leone Ghezzi del 1725 e cantina nel tufo.
Torre costiera alta circa 20 metri a Palidoro, su una villa romana; vicino fu fucilato Salvo D'Acquisto.
Necropoli romana dell'Isola Sacra scoperta nel 1925: tombe fra il I e il IV secolo lungo la via Flavia.
Porto, in latino Portus, era l'agglomerato urbano a nord di Ostia, sulla riva destra del Tevere e sul litorale tirrenico: costituiva il porto dell'antica Roma e corrisponde all'attuale Fiumicino. L'area archeologica conserva i resti dei porti voluti dagli imperatori Claudio e Traiano.
Il primo scalo di Roma fu quello fluviale alla foce del Tevere, presso Ostia. L'imperatore Claudio volle un complesso portuale più ampio e sicuro, in un sito a circa 4 chilometri a nord di Ostia: occupava circa 70 ettari, con due lunghi moli sul Tirreno, un'isola artificiale e un faro, per costruire il quale fu riempita la nave che aveva portato dall'Egitto il grande obelisco oggi in piazza San Pietro. In un'epigrafe del 46 Claudio afferma di aver realizzato canali derivati dal Tevere per agevolare i lavori e liberare Roma dal pericolo di esondazione; sempre a lui si deve la sistemazione della via Portuense, lunga circa 24 chilometri, come collegamento con Roma. I lavori iniziarono nel 42 e occorsero dodici anni: fu Nerone, nel 54, a inaugurare il Portus Augusti. Rispetto a Ostia era un porto marittimo e non fluviale, quindi accoglieva navi di grande pescaggio ed era riparato dai venti di sud-ovest; ma il bacino non offriva una protezione completa e la mancanza di un flusso interno comportava un precoce insabbiamento, con frequenti e onerose operazioni di dragaggio.
Tacito riporta che nel 62 una tempesta affondò duecento navi; per ovviare alle insidie e alle spese di mantenimento Traiano fece costruire da Apollodoro di Damasco un nuovo porto artificiale, più funzionale e arretrato. I lavori durarono dal 100 al 112 e diedero un bacino esagonale con lati di 358 metri, profondo 5 metri, ancora oggi visibile e facilmente identificabile dalle foto satellitari, servito dalla Fossa Traianea, oggi canale di Fiumicino, con magazzini e depositi. Porto divenne autonoma, con lo status di municipio, solo sotto Costantino I, prendendo il nome di Civitas Flavia Constantiniana Portuensis; subì distruzioni nel 408 per opera di Alarico e nel 455 dei Vandali e si risollevò, ma l'invasione dei Goti di Vitige, nel 537, ne decretò la fine e l'insediamento andò spopolandosi, a vantaggio dell'Episcopio di Porto. Sul lato nord-occidentale del bacino traianeo è stato trovato un grande palazzo di probabile proprietà imperiale e, nel 2009, un piccolo anfiteatro da circa duemila spettatori.
L'area archeologica è a Fiumicino, presso l'Oasi di Porto, fondata nel 1993 nell'area della tenuta di Porto. Le fonti consultate non riportano orari di apertura né modalità di visita: vanno verificati con gli enti competenti.
Il bacino esagonale è facile da riconoscere nelle foto satellitari, ai margini di Fiumicino; nella pineta che lo circonda c'è l'area oggi nota come Oasi di Porto. Il primo vescovo storicamente documentato di Porto è Gregorio, che nel 314 partecipò al concilio di Arles.
Il Bosco Foce dell'Arrone è l'area coperta da macchia mediterranea attorno alla foce dell'Arrone, a Fiumicino, che fa parte della Riserva naturale Litorale romano insieme al prezioso ambiente umido della foce.
L'Arrone è un fiume del Lazio lungo circa 35 chilometri: nasce dalla parte sud-orientale del lago di Bracciano, ad Anguillara Sabazia, e sfocia a Fiumicino nel mar Tirreno, tra Maccarese e Fregene. Considerato emissario del lago, inizia il suo corso in corrispondenza del cosiddetto muro dell'Arrone, una piccola chiusa che regola il deflusso dell'acqua del lago; il contributo del lago alla portata del fiume è però esiguo e in alcuni mesi dell'anno, o per intere annate, del tutto nullo. Nell'alto bacino ci sono le sorgenti dell'Acqua Claudia.
Il fiume è citato in una bolla di papa Leone IX del 1053 come confine di alcuni fondi agricoli. Per l'eccessiva antropizzazione, che nell'ultimo secolo ha accresciuto il rischio di alluvioni, ha più volte creato disastri rompendo gli argini. Le fonti dedicano al bosco solo poche righe e descrivono soprattutto il fiume.
L'area è alla foce dell'Arrone, tra Maccarese e Fregene, nella Riserva naturale Litorale romano. Le fonti consultate non riportano percorsi, orari né regole di accesso: vanno verificati con l'ente gestore della riserva.
Sulle rive dell'Arrone è il titolo di una canzone di Daniele Silvestri, dall'album Il latitante, che parla della prospettiva da cui, dalle rive del fiume, si riescono a vedere diversamente le cose.
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