Un comune con due centri e quattro nomi. Nel Medioevo i borghi di Ubiale e Clanezzo erano aggregati alla vicina Brembilla e se ne resero autonomi fra il quindicesimo e il sedicesimo secolo col nome di Brembilla Vecchia, portandosi dietro anche le porzioni di Strozza e Capizzone alla sinistra del torrente Imagna. Alla fine del Settecento persero di nuovo l'autonomia — Clanezzo aggregato a Capizzone, Ubiale a Brembilla — ma su questo le fonti litigano: i dati del Formaloni, nel 1777, contano ancora i due borghi come un'unica entità amministrativa autonoma. Con la Repubblica Cisalpina il territorio fu riunito in un comune solo, Clenesso con Ubiale, e da allora i confini non si sono più mossi: a cambiare è stato soltanto il nome, Clenesso sotto gli austriaci, Clanezzo con il Regno d'Italia, e infine Ubiale Clanezzo.
Il castello di Clanezzo apparteneva alla famiglia ghibellina dei Dalmasano, e attorno a esso si erano addensate leggende e un alone di mistero, per l'inaccessibilità del luogo e per la fama terribile dei proprietari. Quando la Repubblica di Venezia prese la bergamasca, ne ordinò la distruzione: i Dalmasano si erano opposti al suo arrivo. Lo stemma comunale, concesso con decreto del presidente della Repubblica dell'11 maggio 1972, lo mostra ancora — il castello abbattuto nel 1441 e ricostruito nei secoli seguenti a difesa degli abitanti — accanto a un castagno, per i boschi che qui danno castagne di ottima qualità. La Serenissima aprì anche la via Priula, che attraversava tutta la valle e collegava Bergamo ai Grigioni: passava sul versante opposto, a Sedrina, e tuttavia bastò a migliorare i commerci dei due borghi. Attraversare, del resto, è il mestiere di questo posto: una strada romana univa Clanezzo a Lemine, l'odierna Almenno, passando per Ubiale e scavalcando il Brembo su un ponte di cui resta un pilone, e il medievale ponte di Attone, costruito per il conte di Lecco Attone di Guiberto, porta ancora oltre l'Imagna, con la dogana di Clanezzo lì accanto.