In un paese di montagna a ottocento metri, fra il 1502 e il 1538, i fratelli Fracassini stampavano libri. Erano sospettati di produrre opuscoli eretici, e lo storico Paolo Guerrini scrive che nel 1543 a Collio si faceva propaganda ereticale senza pietà: una tipografia in alta Val Trompia, sopra le miniere. Perché di miniere qui si è sempre vissuto: la «via del ferro» della Val Trompia passava di qua fin dall'epoca romana, quando l'estrazione era lavoro forzato e il posto serviva da prigione. La miniera di Sant'Aloisio, con gli edifici dei minatori restaurati, oggi si visita.
Il ferro creava anche problemi di confine: nel 1563 il capitano di Brescia sentenziò che i minatori di Collio e i loro mulattieri non potevano portare il minerale scavato in nessuna terra straniera. L'8 maggio 1555 un incendio bruciò duecentosessanta case nella contrada di Tizio. Dalla chiesa di Memmo viene la Mariegola di Collio, un codice miniato del 1523 oggi al Museo diocesano di Brescia. E c'è un prete da ricordare: don Giovanni Bruni, parroco e naturalista, che scoprì fossili sul monte Colombiane, fece osservazioni meteorologiche e salì per primo la Corna Blacca; nel 1930 l'Ateneo di Brescia propose di intitolargliela. Fra il 1892 e il 1922 ottantasette colliesi emigrarono negli Stati Uniti, quasi tutti a Monongahela, vicino a Pittsburgh.
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