Gli statuti di Bovegno, del 1341, contengono le norme di diritto minerario più antiche che si conoscano in Italia: vengono prima di quelle delle cave di marmo di Carrara. E non è l'unico primato scritto del paese: nel 1980 è saltato fuori il cosiddetto Mayor gremeza, un manoscritto del 1355 con atti notarili e una preghiera in bresciano antico, considerata la più antica testimonianza scritta in lombardo orientale. Perfino la geologia porta il nome del posto: la formazione calcarea che affiora qui si chiama Carniola di Bovegno.
Il nome viene dal reto-celtico Vöb-egn, «il guado del fiume», e i Vobenates erano una delle tribù dei Triumplini; una lapide romana del I secolo avanti Cristo, oggi al museo di Brescia, ricorda Staius figlio di Esdragass, principe e prefetto della coorte dei Triumplini, con la moglie Messava. L'abitato antico stava in basso, alla frazione Piano, e si spostò in alto — dove oggi c'è la frazione Castello — attorno al X secolo, con le ultime incursioni degli Ungari. Bovegno passò dai Confalonieri ai Pinzoni, e nel 1276 si affrancò dal pagamento dei censi. Nel 1339 inglobò un comune vicino, Magno, dove vivevano tre famiglie. Le liti sui confini con Bienno, Collio, Pezzaze e Irma andarono avanti per secoli, e nel 1797 il paese fu il centro della resistenza veneta della Val Trompia contro i francesi.
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