Il palazzo dei Musei sta in via Pio Franzani, a Varallo, e tiene sotto lo stesso tetto due istituzioni diverse: la Pinacoteca, una delle prime raccolte d'arte del Piemonte, e il Museo Calderini, fondato nel 1867. La vocazione al disegno viene da lontano: nel 1778 in paese era nata una Scuola di disegno, che dal 1831 passò alla Società d'Incoraggiamento allo Studio del Disegno, il cui nome si legge ancora sull'architrave dell'ingresso. Nel 1875 nacque poi la Società per la Conservazione delle Opere d'Arte e dei Monumenti in Valsesia, che fra i propri scopi metteva proprio l'istituzione di una pinacoteca.
Cosa vedere
La Pinacoteca conta oggi circa 3.300 fra dipinti, sculture, disegni, stampe e arredi, e racconta l'arte valsesiana dal Quattrocento all'Ottocento. Il pezzo che colpisce di più è il Compianto sul Cristo morto: otto statue lignee a grandezza naturale uscite dalla bottega milanese dei fratelli De Donati, arrivate dal Sacro Monte e con ogni probabilità dall'antica cappella della Deposizione, tanto che il gruppo è noto come Pietra dell'Unzione. Un salone intero è dedicato ai due grandi pittori della valle: di Gaudenzio Ferrari si vedono la Crocifissione dipinta intorno al 1498 per Santa Maria delle Grazie, le Stimmate di San Francesco e le quattro tavole dei Dottori della Chiesa dalla predella del polittico di Gattinara; di Tanzio da Varallo i due celebri Davide e Golia e il San Rocco che veniva dalla parrocchiale di Camasco. Ci sono anche i gruppi in terracotta di Giovanni d'Enrico, fratello di Tanzio e autore di molte statue del Sacro Monte.
La visita
La raccolta si è formata per aggiunte successive. Nacque nel 1885, quando durante le celebrazioni per Gaudenzio Ferrari si tenne l'Esposizione Artistica Valsesiana: l'anno dopo, con alcune opere della mostra, si aprirono le prime due sale. Il primo curatore fu il pittore Giulio Arienta, che nel 1902 firmò anche il primo catalogo. Poi vennero gli acquisti e soprattutto le donazioni: quella di Bartolomeo Avondo, il 22 settembre 1915, era tanto importante che per accettarla la Società dovette essere eretta in ente morale con regio decreto. Solo alla fine degli anni Cinquanta la Società acquistò gran parte del palazzo e la Pinacoteca poté sistemarsi al primo e al secondo piano; il Calderini occupa il secondo piano e alcune sale a pianterreno.
Il consiglio della redazione
Il palazzo si visita meglio dopo il Sacro Monte, non prima. Molte delle cose migliori che si vedono qui vengono da lassù, il Compianto, la tavola delle Stimmate, i gruppi in terracotta, e sono scese a valle nei secoli per finire in queste sale: guardarle dopo aver percorso le cappelle significa riconoscere le stesse mani e capire che il cantiere del monte è stato per secoli il centro di attrazione degli artisti della valle. C'è anche una notevole raccolta di disegni e bozzetti, in gran parte arrivata dalla famiglia di pittori Avondo, con fogli di Gaudenzio, di Tanzio, del Cerano e del Morazzone: si guarda con calma, ed è la parte che i visitatori di passaggio saltano quasi sempre.
