Cosa vedere · Molfetta

Altri punti di interesse

  • Chiesa Madonna della Rosa

    La chiesa-torre della Madonna della Rosa si trova a Molfetta, lungo la via del Mino, sulla strada provinciale per Bitonto, ed è dotata di caditoia, pozzo e cisterna. Risale ai primi decenni del Cinquecento.

    Cosa vedere

    Una testimonianza della metà del Cinquecento, riportata da Francesco Samarelli, ne documenta la gestione amministrativa da parte di un «razionale». Nel 1581 i canonici Cesare Monno e Giovan Battista Schifosa erano procuratori della chiesa per conto del Capitolo della Cattedrale; da una ricevuta dell'Archivio Diocesano risulta che possedevano oggetti liturgici donati da fedeli locali. Nel Seicento la chiesa fu richiesta da eremiti gerolamini come sede di una grangia, e nel 1649 un genovese, Giovanni Sambuceto, chiese di essere sepolto nella cappella, come attestano i registri della Cattedrale.

    L'intitolazione deriva, secondo Antonio Salvemini (Saggio storico della città di Molfetta, 1878), dalle rose tenute in mano dalla Madonna e dal Bambino raffigurati sull'altare, simbolo della «carità materna» di Maria, detta anche «Rosa mistica»; il titolo compare talvolta come «delle Rose», ma la forma più comune è «Madonna della Rosa». Intorno alla chiesetta è sorto, soprattutto a partire dall'Ottocento, un nucleo residenziale, in origine stagionale: vi avevano la casina di campagna le famiglie borghesi, che ci passavano i mesi estivi e ci facevano crescere i bambini a contatto con la natura. Oggi la chiesa è sede della parrocchia Madonna della Rosa, impegnata nella costruzione del nuovo complesso parrocchiale.

    La visita

    La chiesa è lungo la via del Mino, sulla provinciale per Bitonto, in un abitato ormai inglobato nell'espansione urbana di Molfetta. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati.

    Il consiglio della redazione

    La località è legata alla tradizione popolare della gita fuori porta del martedì di Pasqua, attestata dall'Ottocento e poi anticipata al lunedì di Pasquetta dopo la riforma liturgica del 1955.

  • Piazza Vittorio Emanuele II

    Piazza Vittorio Emanuele II è nel cuore dell'insediamento molfettese: intitolata al re alla fine dell'Ottocento, dopo l'Unità d'Italia, conserva ancora il monumento al sovrano sabaudo.

    Cosa vedere

    Oggi la zona è centrale, ma nella seconda metà del Settecento era l'area di nuova espansione della città, sviluppatasi a partire dal Largo Cavalletti, dal cognome del patrizio Don Salvatore Cavalletti, proprietario dell'area: così, secondo i documenti storici, si chiamava in passato la piazza. Era detta anche Largo Piscina Nuova, dall'omonima porzione di territorio destinata all'espansione urbana, e Largo Santa Teresa, dal convento delle Dominicane e dalla chiesa annessa. Sotto l'attuale giardinetto pubblico si conserva un'antica cisterna rurale per la raccolta delle acque piovane, la «piscina nuova». Nel 1790 fu sistemata la strada nuova che andava dal Pozzo dei Cani al Largo Cavalletti, resa necessaria dal completamento, nel 1789, della Strada Consolare di Puglia da Bisceglie a Molfetta.

    Sulla piazza sorge Palazzo de Dato, già Palazzo Cavalletti, costruito tra il 1757 e il 1759 da Don Salvatore Cavalletti come stazione di posta per il cambio dei cavalli delle carrozze e delle diligenze in arrivo dalla via per Terlizzi, che allora passava proprio attraverso il portone del palazzo; ne restano i numerosi anelli di ferro sulle pareti dell'atrio interno. La facciata, scandita da una tripla coppia di lesene ai lati del portale, ha un ampio balcone centrale a bicorno che non poggia sui consueti gattoni aggettanti ma scarica il peso esclusivamente sul portale.

    La visita

    La piazza si trova nel centro di Molfetta e ha un giardinetto pubblico. Le fonti consultate non dicono se l'interno di Palazzo de Dato sia visitabile: va verificato.

    Il consiglio della redazione

    Quando il commercio dell'olio extravergine di oliva della famiglia De Dato, proprietaria del palazzo dopo i Cavalletti, era più fiorente, l'olio, prodotto in grandi quantità nel frantoio annesso, era esportato fino al porto di Marsiglia e ai porti della Dalmazia, in particolare Ragusa, l'odierna Dubrovnik.

  • Chiesa della Morte

    La chiesa di Santa Maria de Principe, oggi conosciuta come chiesa della Morte, sorge nel centro storico di Molfetta ed è legata alla storia dell'Arciconfraternita della Morte.

    Cosa vedere

    L'Arciconfraternita fu fondata il 26 aprile 1613 da trentotto galantuomini che volevano dare una degna sepoltura a chi, per povertà, non poteva permettersela e veniva spesso lasciato per strada dopo la morte, dato che a quell'epoca non esistevano ancora i cimiteri. Nel gennaio del 1614 ottenne l'aggregazione all'arciconfraternita romana e nello stesso 1614 si stabilì in questa chiesa, dove rimase fino al 1º marzo 1739, quando si trasferì definitivamente nella chiesa del Purgatorio, in cui ha ancora sede.

    Alla chiesa è legata anche la storia delle statue della Passione. Quelle che l'Arciconfraternita portava in processione tra la fine del Seicento e la metà del Novecento, via via sostituite da altre nuove, furono custodite nell'antica chiesetta della Morte, in Molfetta Vecchia, fino a tutta la metà degli anni Sessanta; passarono poi al Seminario Vescovile e oggi sono in una sala espositiva dedicata del Museo Diocesano di Molfetta. Le statue che escono oggi in processione il venerdì di Passione e il Sabato Santo sono opera dello scultore molfettese Giulio Cozzoli.

    La visita

    La chiesa è nel centro storico di Molfetta, in Molfetta Vecchia. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati.

    Il consiglio della redazione

    Alla chiesa è dedicato uno studio di C. Pisani, «La ecclesia medioevale di sancta Maria de donno Principe», contenuto nel volume La chiesa Santa Maria de Principe e l'Arciconfraternita della Morte (Tipografia Mezzina, Molfetta, 2003).

  • Chiesa Santissimo Crocifisso

    La chiesa del Santissimo Crocifisso, detta anche dei Padri Cappuccini, si trova in piazza Margherita di Savoia a Molfetta ed è attigua al monastero eretto dai Cappuccini.

    Cosa vedere

    Il convento fu costruito tra il 1571 e il 1575, anche se i lavori proseguirono fino al 1617. Un documento del tardo Cinquecento la dice ancora non completata.

    Sull'altare maggiore si ammira un crocifisso ligneo di scuola veneziana, donato nel 1682 dal sacerdote don Francesco Antonio Cucumazzo, o Cucomazzo. Ha per sfondo una pala d'altare con il Calvario, dipinta nello stesso 1682 dal chierico-pittore bitontino Nicola Gliri. Alla base della tela si trovano due stemmi gentilizi; uno appartiene alla famiglia del donatore ed è uno scudo diviso in due parti uguali, con a destra il blasone del padre, Giovanni Leonardo Cucumazzo di Ruvo, e a sinistra quello della madre, Chiara Donata di Simone Esperti.

    La visita

    La chiesa è in piazza Margherita di Savoia, a Molfetta, accanto all'ex monastero dei Cappuccini. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati.

    Il consiglio della redazione

    Sulla chiesa dei Frati Cappuccini di Molfetta esiste uno studio di C. Pisani, allegato al numero 74 del periodico «La Città» (settembre-ottobre 2011), nella serie «Le cento chiese di Molfetta».

  • Pulo di Molfetta

    Il Pulo di Molfetta è una dolina da crollo di origine carsica, a circa un chilometro e mezzo dal centro della città, in direzione sud-ovest. Si è formata per il cedimento della volta e dei setti divisori di una o più grotte e cunicoli, parte di un sistema carsico complesso; il processo è ancora in corso.

    Cosa vedere

    La forma è subcircolare, con un diametro che va da circa centottanta metri al massimo a circa centoquaranta al minimo, e il fondo è a circa trenta metri dal ciglio. Le pareti, praticamente verticali su quasi tutto il perimetro, mostrano le stratificazioni dei calcari del Cretaceo inferiore e sono costellate da numerose grotte su più livelli, come la cosiddetta «grotta del Pilastro». È il più piccolo dei tre «puli» più noti della provincia di Bari e la dolina di questo tipo più vicina alla costa, poco meno di un chilometro in linea d'aria: per questo si può considerare la più giovane in tempi geologici.

    Il sito conserva tracce di più epoche. Nel Neolitico medio e inferiore le comunità vivevano in villaggi all'aperto e in piano, non in grotta come talvolta si crede; i resti trovati nei dintorni, soprattutto nei fondi Azzollini e Spadavecchia, dove nel 1900 avvennero le prime scoperte, hanno dato il nome alla ceramica «Tipo Molfetta». Sul ciglio a ovest-sudovest sorge l'ex convento dei Cappuccini, oggi del Comune, costruito nel 1536 da Giacomo Paniscotti e attivo fino a circa il 1574, quando i frati si trasferirono in un convento più grande e più vicino alla città; l'edificio fu poi usato come lazzaretto per i malati di morbi contagiosi. Nel 1784 il governo borbonico autorizzò sul fondo della dolina una nitriera, una fabbrica di polvere da sparo a partire dal salnitro, i cui resti sono stati scavati e restaurati fino al 2003.

    La visita

    Il sito è stato riaperto al pubblico dalla fine di novembre 2008, dopo la chiusura seguita ai crolli e ai cedimenti provocati dal terremoto del 1980. Il processo di crollo è ancora in atto: è espressamente vietato entrare nelle grotte e accostarsi alle pareti, per il rischio di caduta di massi o di pietre piccole. Solo la grotta n. 1, delle 14 accatastate nel vecchio catasto, è stata messa in sicurezza ed è visitabile: contiene una tomba con il calco dei ritrovamenti ossei degli scavi condotti tra il 1995 e il 2003 sotto la guida di Francesca Radina, della Soprintendenza. La dolina è di proprietà della Provincia di Bari; orari e modalità di accesso vanno verificati.

    Il consiglio della redazione

    Secondo documenti già antichi ai tempi del naturalista molfettese Giuseppe Maria Giovene, il nome originario del Pulo era «gurgio S. Leonardi»; l'origine del termine pulo è ignota, ma è attestato già dal Seicento.

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