Il nome vuol dire «guado largo»: viene dal latino vadum latum, e il guado sarà stato quello del rio Cìspiri, che attraversa il territorio. Nel dodicesimo secolo i giudici d'Arborea regalarono il villaggio ai camaldolesi di Bonarcado; la parrocchiale di San Gregorio, romanica, è del secolo dopo.
Nel 1767 Bauladu finì nel marchesato d'Arcais, feudo dei Flores Nurra, e se ne riscattò nel 1839. Poi, nel 1927, perse la sua autonomia e diventò una frazione di Milis: la riprese soltanto nel 1946. Qui si parla la limba de mesania, la lingua di mezzo, fra campidanese e logudorese.
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Fuori da Bauladu, ma a portata di gita.
