Il patrono di Naro è san Calogero, festeggiato il 18 giugno con una tradizionale processione durante la quale la statua del santo nero, posta su un'enorme slitta detta «straula», viene trascinata dai fedeli con delle funi lunghe circa 200 metri lungo le vie della città, per circa un chilometro, dal santuario di San Calogero fino alla chiesa madre. Il periodo dei festeggiamenti ha inizio il 15 giugno con «l'acchianata» del simulacro dalla grotta al santuario e termina il 25 giugno con la cosiddetta ottava di San Calogero; durante questi dieci giorni si svolgono diverse processioni, oltre a manifestazioni artistiche e culturali, mentre le vie principali si allestiscono a fiera e mercato. Uno dei modi più caratteristici con cui i fedeli ringraziano il santo, venerato come taumaturgo, consiste nel portare al santuario forme di pane modellate come le parti del corpo guarite per sua intercessione, benedette dai padri guanelliani e poi distribuite ai fedeli.
Conte Ruggero, poco dopo la conquista della città, trasformò la locale moschea in chiesa madre, stabilendovi il decanato della diocesi di Girgenti. Con gli svevi Naro fu nominata città parlamentare, e l'imperatore Federico II la definì «Fulgentissima» nel parlamento di Messina del 1233, annoverandola fra le 23 città regie o parlamentarie del Regno di Sicilia. Dopo mezzo secolo di lotte interne, la città conobbe una rinascita a partire dal 1366, quando passò a Matteo Chiaramonte: in questo periodo fu costruita la chiesa di Santa Caterina, fu definito l'Oratorio di Santa Barbara, si ampliò il castello e probabilmente fu restaurata e ingrandita la chiesa madre, che sul finire del secolo ottenne il titolo di duomo da re Martino il Giovane.