Le mura dionigiane, o mura di Dionigi, sono una cinta muraria fatta costruire dal tiranno Dionigi I di Siracusa tra il 402 a.C. e il 397 a.C. per fortificare il pianoro dell'Epipoli, ancora privo di difese.
Cosa vedere
Cingevano completamente l'antica città per un perimetro di circa ventuno chilometri, che salgono a ventisette contando anche quelle di Ortigia, e si riunivano nel punto più alto, in corrispondenza del castello Eurialo; secondo la fonte consultata sono da considerarsi fra le più estese del mondo classico, più lunghe persino delle Mura Aureliane di Roma. Sfruttavano le pendenze naturali dell'altopiano e offrivano un'ampia vista sulla città; costeggiavano il mare da nord fino a Ortigia, mentre da sud arrivavano al porto grande, ed erano costruite con calcare estratto dalle vicine cave. Alla base avevano uno spessore variabile da poco più di tre a più di cinque metri, e le torri conosciute erano quattordici; secondo Diodoro Siculo, per la costruzione furono impiegati settantamila schiavi e seimila buoi.
Furono già utili nelle guerre contro Cartagine, che assediò Siracusa nel 397 a.C., e furono a lungo un ostacolo per i Romani, che conquistarono la città nel 212 a.C. e le rafforzarono. Poi, con Bizantini, Arabi, Normanni e Svevi, cominciarono a essere demolite per ricavare blocchi da riutilizzare; il terremoto del 1693 le fece crollare del tutto, e furono riscoperte solo con gli scavi di Paolo Orsi. Le mura avevano diverse porte: il Trypilon presso il castello Eurialo sul versante nord, un'altra sul versante sud, dove oggi è viale Epipoli, la Porta Scea nella zona di Scala Greca, l'Exapilon, non più leggibile, verso Targia, e una porta urbica a Ortigia, nello scavo di via XX Settembre.
La visita
I resti sono sparsi lungo il perimetro e leggibili soprattutto nella zona settentrionale della città; secondo la fonte consultata il patrimonio non è ancora valorizzato dal punto di vista turistico. Conviene partire dal castello Eurialo e verificare orari e accessi delle singole aree prima di andare.
Il consiglio della redazione
Leggete cosa scrisse Vivant Denon, che nel 1778 osservò le tracce delle mura partendo da sud: dopo aver percorso il quartiere di Acradina concluse che le dimensioni delle mura erano paragonabili a quelle della Parigi di allora.


