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Museo archeologico del territorio di Populonia

📍 Piombino, Toscana · 55/100

Il Museo archeologico del territorio di Populonia, a Piombino, è stato inaugurato nel 2001 e raccoglie i reperti dell'antico territorio di Populonia, cioè la Val di Cornia, dalla preistoria alla tarda antichità. Ha sede nel Palazzo Nuovo, un edificio storico dell'antica Cittadella, che fu sede dei principi Appiani e poi di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone: erano le stalle e gli alloggi della corte, e prima del museo hanno ospitato abitazioni popolari, caserme e un istituto professionale. Il restauro porta la firma di Pier Luigi Cervellati, Giovanni Maffei Cardellini e Alberto Montemagni.

Cosa vedere

Il percorso segue il filo del tempo: le prime sale sono per la preistoria, dall'età della pietra a quella del bronzo, quelle centrali per gli Etruschi, con i corredi delle tombe delle necropoli di Populonia, le ultime per l'età romana e tardoantica. Il tema che le lega è la storia del territorio e l'uso delle sue risorse, soprattutto quelle minerarie. Ai reperti si aggiungono pannelli e modelli: forni protostorici ed etruschi, una tomba, il carico di una nave.

Il pezzo più importante è l'Anfora argentea di Baratti, trovata per caso nel 1968 tra le reti di un peschereccio nelle acque del golfo di Baratti e poi restaurata. È del IV secolo d.C. ed è decorata con 134 medaglioni che raffigurano miti e divinità pagane, legati al culto della dea Cibele. Tra gli altri reperti ci sono il Mosaico dei pesci, con una scena di naufragio, il Tesoretto di Rimigliano, un insieme di monete romane trovate in mare incrostate fra loro, il carico del relitto del Pozzino, la Tomba delle Oreficerie e un bisonte inciso su pietra in età preistorica.

La visita

Orari e biglietti vanno verificati con il museo, che fa parte dei Parchi della Val di Cornia. Presso il museo è attivo un centro di archeologia sperimentale sulla lavorazione della ceramica e della pietra.

Il consiglio della redazione

Davanti all'anfora d'argento, tenete presente la data: è un vaso con divinità pagane fatto quando l'Impero romano si era già convertito al cristianesimo. Per questo non è solo un raro pezzo di argenteria tardoantica, ma anche un documento di come la cultura pagana durasse ancora in una parte della popolazione.

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