Qui sono state trovate due pietre miliari romane della strada che andava da Aguntum a Vipitenum. Una porta una dedica agli imperatori Caro e Carino e l'anno 283. L'altra, dedicata a Settimio Severo nel 201, è saltata fuori a Casteldarne — ma non a bordo strada: era stata riusata come materiale da costruzione dentro un muro. Sulla pietra è incisa la distanza da Aguntum, sessantasette miglia romane, e proprio da quel numero si è capito che in origine stava a Vandoies, parecchio più in là. La pietra, insomma, dice ancora da dove l'hanno presa.
Il paese è scritto Kiehna in un documento della chiesa vescovile di Frisinga redatto fra il 1005 e il 1039, che nomina una chiesa romanica; poi Chiens, e di nuovo Chienes nel 1207. Il toponimo è di origine preromana, e la forma italiana, creata soltanto nel primo Novecento, riproduce proprio quella antica che sta nelle carte medievali. Lo stemma, adottato nel 1961, è ripreso da quello dei Schöneck ed è quasi identico all'emblema dell'antico giudizio di Scaunia, che aveva giurisdizione anche su Falzes, Vandoies e Terento; la stella d'argento ha cinque punte perché cinque sono i villaggi del comune. Nella guerra dei contadini del 1524 e 1525 questo fu un centro degli anabattisti. I conti Künigl tennero il posto in feudo e possiedono tuttora castel Ehrenburg; a uno di loro, principe vescovo di Bressanone, si deve una notevole prosperità del borgo nella prima metà del Settecento. A San Sigismondo la parrocchiale conserva l'altare più antico e meglio conservato del Tirolo, di circa il 1430; e dietro la stazione ferroviaria, nella Rienza, c'erano bagni dove un tempo si andava a curarsi.
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