Marebbe

Provincia: Bolzano · Regione: Trentino-Alto Adige · Abitanti: 2.907 · CAP: 39030

Questo comune ha due nomi antichi, e ciascuno guarda il posto da un punto di vista diverso. Il nome ladino, attestato come Marubium nel 1214, viene da una parola preromana, marra, che significa mucchio di pietre: è la descrizione di chi ci sta sopra e vede il terreno che ha sotto i piedi. Il nome tedesco, Enneberg, è documentato ancora prima — Ennepergs nel 1039 — e vuol dire «al di là del monte»: è la descrizione di chi guarda da fuori, da un'altra valle, e colloca questa rispetto alla propria. Le popolazioni retiche che abitavano qui furono assoggettate dai romani attorno al quindici avanti Cristo e presero la lingua latina, che col tempo è diventata il ladino: oggi più di nove abitanti su dieci lo hanno come madrelingua, e ogni frazione porta tre nomi, uno per lingua.

Lo stemma, adottato nel 1969, è inquartato e nella metà bassa ha due cani. Uno è la testa d'un cane d'argento con il collare d'oro in campo rosso, insegna dei signori di Ros, che nel Duecento avevano un castello in paese; l'altro è un bracco nero che tiene fra le fauci un osso rosso, ed è l'arma dei Pracken, una delle famiglie più vecchie del Tirolo, che qui aveva proprietà. Sopra di loro stanno l'aquila tirolese e le insegne d'Austria. La colonizzazione medievale della valle fu opera dei vescovi di Bressanone e del monastero benedettino di Castel Badia, all'imbocco settentrionale; San Vigilio divenne poi la sede giurisdizionale delle valli di Marebbe e Badia. Il turismo comincia negli anni venti, prima d'estate e poi d'inverno: il primo rifugio in quota, quello di Fanes, fu aperto da due fratelli nel 1928.

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