Palazzo Betta Grillo è un palazzo di Rovereto nel rione di Santa Maria, a sud del torrente Leno. A volerlo fu la comunità di Lizzana, che governava questa parte della città e intendeva farne la sede ufficiale della propria Regola; il progetto non andò in porto, e nei primi decenni del Settecento l'edificio fu messo all'asta e comprato dai Betta. La famiglia aggiunse un'ala per la servitù, perpendicolare al corpo originario sul lato est, a chiudere lo spazio dei giardini, e le scuderie. Verso la fine dell'Ottocento subentrarono i Grillo; nel 2017 l'ultima proprietaria, Maria Angelica Grillo, lo ha ceduto al Comune.
Cosa vedere
Il disegno sembra ispirato ai Tacchi, la famiglia di architetti e costruttori attiva allora a Rovereto: l'edificio somiglia al quasi contemporaneo palazzo Rosmini-Balista, che è certamente loro. Gli interni, soprattutto al piano nobile, sono curati e raccolgono varie opere, tra cui due grandi dipinti di Gaspare Antonio Baroni Cavalcabò, pittore di Sacco.
Nella sala dei ritratti un dipinto raffigura probabilmente Felice Giuseppe Betta, arciprete roveretano e uomo colto, ammirato da Girolamo Tartarotti e membro dell'Accademia degli Agiati. All'ingresso del salone del primo piano una targa ricorda la donatrice.
La visita
Dal luglio 2020 il palazzo sarebbe visitabile il primo e il terzo sabato del mese, con i volontari del progetto «Aperti per voi» del Touring Club Italiano: giorni e orari vanno verificati.
Il consiglio della redazione
Tra Lizzana e Rovereto c'era un certo campanilismo, e la zona a sud del Leno era chiamata «Repubblica di Zinevra», in contrapposizione a Rovereto, la città della quercia: «zinevro» è il ginepro, che qui cresceva spontaneo.

