⛪ Chiese e santuari

eremo delle Carceri

📍 Assisi, Umbria · 63/100

Quattro chilometri sopra Assisi, dentro il bosco del Subasio, c'è il posto dove Francesco andava quando voleva stare zitto. Si chiama eremo delle Carceri perché «carceri» erano le grotte in cui i frati si ritiravano da soli, isolati dal mondo per giorni: non un convento, ma una manciata di buchi nella roccia sopra un burrone. Più tardi, nel Quattrocento, san Bernardino da Siena vi fece costruire il piccolo edificio che si vede oggi, appoggiato alla montagna come un nido.

Cosa vedere

Il convento è minuscolo: si passa da porte basse in stanze strette, si scende una scaletta scavata nella pietra e si arriva alla grotta di san Francesco, con il giaciglio di roccia dove dormiva. Non c'è nulla da vedere, in senso stretto, ed è esattamente il punto: sono metri quadri di pietra nuda, e la loro forza sta nel fatto che sono rimasti come erano.

Fuori si esce nel bosco, su un ponticello che scavalca il torrente asciutto — la tradizione racconta che Francesco ordinò all'acqua di smettere di far rumore e da allora il letto è vuoto — e si arriva al grande leccio dove, secondo il racconto, si radunarono gli uccelli. Dai sentieri intorno partono passeggiate verso le altre grotte e verso la cima del Subasio, dove il bosco finisce e cominciano i prati aperti.

La visita

L'eremo si raggiunge in auto da porta Cappuccini, quattro chilometri di strada stretta e ripida con parcheggio limitato, oppure a piedi in un'ora abbondante di salita nel bosco; ingresso libero con offerta, gestito dai frati, aperto tutti i giorni con orari diurni. Un'ora, di più se si cammina nel bosco. Scarpe da passeggiata: dentro ci sono gradini irregolari e passaggi bassi.

Il consiglio della redazione

Andateci presto, prima dei pullman, e una volta arrivati non fermatevi al convento: prendete il sentiero che scende nel bosco e camminate dieci minuti, fino a dove non si sente più nessuno. È l'unico modo per capire perché uno che aveva scelto di vivere in mezzo alla gente si arrampicasse fin quassù ogni volta che poteva.

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