🏰 Castelli e palazzi

Castello di Pescopagano

📍 Pescopagano, Basilicata · 27/100

Le prime notizie certe su chi abitava il castello di Pescopagano portano al 1164 e al conte Gionata di Balvano. Di quel presidio oggi resta poco: più che di un castello vero e proprio si trattava di una roccaforte, e della roccaforte si riconosce a fatica una struttura a torre in rovina, sepolta sotto l'edera e i rovi. Un mucchio di macigni, per dirla come va detta, piazzato però nel punto esatto da cui si teneva d'occhio tutta la valle dell'Ofanto.

Cosa vedere

La rupe è la vera ragione di tutto. Qui, dopo la battaglia del Volturno del 554, trovarono rifugio i settemila Goti che poi si arresero a Narsete: Pescopagano, Montecalvo e Cairano, tutte nel circuito di Conza, erano i punti alti dove ci si metteva al sicuro. Nell'867 i Saraceni costruirono un fortilizio, e in età normanno-sveva il luogo finì nella contea di Balvano, la stessa del conte Gionata.

Il resto è una catena di passaggi di mano: nel 1278 Carlo I d'Angiò diede il feudo a Raynaldo de Panzellis Gallico, nel 1331 passò a Filippo Stendardo, poi fu donato alla regina Sancha d'Aragona, che lo vendette a Mattia Gesualdo; nel 1697 lo comprarono i marchesi d'Andrea, che lo tennero fino alla fine della feudalità. Del sistema difensivo, oltre ai ruderi in cima, sopravvivono pezzi sparsi nel centro storico: sul fianco orientale di Palazzo Pascale, costruito sopra un complesso medievale preesistente, è ancora visibile uno dei torrioni delle antiche mura, mentre la Torre dell'Orologio poggia sull'antica Porta Sibilla.

La visita

Al castello si arriva per un percorso risistemato solo di recente. In cima non c'è nulla da visitare nel senso corrente della parola, niente sale, niente percorso museale, niente biglietteria, ma c'è il belvedere, e la vista spazia per oltre 25 km nella valle sottostante. Mettete in conto edera e rovi: quello che si vede è un rudere, non un monumento attrezzato.

Il consiglio della redazione

Non salite aspettandovi un castello: quello che trovate è un cumulo di macigni coperto d'edera. Andateci per il motivo opposto, per capire perché proprio lì, e mettetevi con la valle davanti: sono quei 25 km di Ofanto a spiegare in un colpo solo il 554, l'867 e il 1164. Poi scendete in paese e cercate, sul lato est di Palazzo Pascale, il torrione delle vecchie mura: là sotto il sistema difensivo si legge meglio che sulla cima.

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