Il museo di arte sacra parrocchiale di Pescopagano esiste a causa di una data: 23 novembre 1980. Le opere che custodisce provengono dalle chiese del paese distrutte o gravemente danneggiate dal terremoto dell'Irpinia, che qui fece una ventina di vittime. Recuperate e in parte restaurate, coprono un arco di quattro secoli, dal Cinquecento ai primi anni del Novecento. Non è dunque una collezione messa insieme per scelta, ma quello che è rimasto in piedi di un patrimonio che stava sparso fra le chiese del paese.
Cosa vedere
Il nucleo è fatto di sculture in legno e in marmo, dipinti e paramenti sacri. I due pezzi da cercare per primi sono cinquecenteschi: un Cristo Crocifisso e una Madonna della Neve. Accanto c'è un settore miscellaneo che raccoglie la memoria della comunità cristiana pescopaganese, la parte meno vistosa e forse la più utile per capire il paese.
Per capire da dove arriva tutto questo basta guardare cosa resta delle chiese di provenienza. Della chiesa del monastero di Santa Maria delle Grazie, il cui convento nacque nel 1576, è in piedi solo la facciata con il portale barocco, pericolante. Nella chiesa dell'Incoronata il sisma ha buttato giù le mura laterali e con esse il coro ligneo intagliato. Nella chiesa madre di Santa Maria Assunta il coro di Francesco Errico, finito nel 1877, dopo il terremoto è semplicemente scomparso.
La visita
È un museo parrocchiale, perciò l'apertura dipende dalla parrocchia: conviene telefonare o chiedere in canonica prima di salire in paese. Il resto si fa a piedi nel centro storico, dove le chiese di provenienza sono a pochi minuti l'una dall'altra. San Giovanni Battista, la più antica — l'iscrizione sul frontone lasciava desumere una prima fondazione intorno al 970 —, è oggi del tutto restaurata e aperta al culto; San Leonardo, nel rione Basso la Terra, apre invece poche volte all'anno, per la novena e per la festa dell'Immacolata Concezione.
Il consiglio della redazione
Prima o dopo il museo andate fino alla chiesa del monastero di Santa Maria delle Grazie e fermatevi davanti a quel portale barocco rimasto solo, senza più la chiesa dietro. Spiega il museo meglio di qualsiasi didascalia: quello che vedete esposto al coperto è ciò che è stato portato via in tempo da edifici ridotti così.
