Castello ha preso l'autonomia e l'ha restituita. Il paese dipendeva da Piedimonte, e i suoi cittadini eleggevano ogni anno sei consiglieri che li rappresentassero nell'Universitas del capoluogo di contea; il 12 febbraio 1752 ottenne finalmente l'autonomia amministrativa, ma non aveva i mezzi per starsene da solo e nel 1762 chiese di tornare unito a Piedimonte. Tornò indipendente nel 1803, col nome di Castello di Piedimonte; diventò Castello d'Alife nel 1862, e solo il 13 agosto 1970 prese il nome della montagna su cui sta. Anche di provincia ne ha cambiate: dal 1927 al 1945, soppressa quella di Caserta, apparteneva a Benevento. La voce lo dice citato già da Tito Livio, e nel Duecento la rocca fu assediata dai guelfi contro Tommaso d'Aquino, signore ghibellino del posto; un secondo assedio, nel 1460, fu opera dell'esercito baronale ribelle a Ferdinando I d'Aragona.
Fra il 1890 e il 1920 il paese ebbe i suoi anni buoni, e li deve a chi era partito: i castellani emigrati all'estero mandavano a casa denaro e oro, e ne arrivava tanto che il paese si guadagnò il soprannome di «banca del Circondario». La strada carrozzabile fu costruita nel 1912, l'elettrodotto arrivò nel 1920. Sopra le case restano i ruderi del castello medievale, in pietra locale, con qualche torre circolare a base scarpata e tratti di mura; la parrocchiale di Santa Croce, del X secolo, fu rifatta dopo il terremoto del 5 giugno 1688 ed è barocca, con icone intagliate e stucchi finissimi. E i vecchi sentieri, riaperti, hanno preso nomi danteschi: si parte dalla valle dell'Inferno, si passa per la cappella del Purgatorio, datata 1755, all'imbocco della vecchia mulattiera per Piedimonte, e si arriva al terrazzo di Castello, che è il Paradiso.
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