Montecorvino Pugliano

Provincia: Salerno · Regione: Campania · Abitanti: 10.019 · CAP: 84090

In questo comune non esiste nessun posto che si chiami Montecorvino. Il nome è quello del monte, e il toponimo vero e proprio sta nel comune vicino, Montecorvino Rovella; qui i paesi si chiamano Pugliano, Santa Tecla, Gallara, Torello, San Vito, e la casa comunale sta a Santa Tecla. La separazione è documentata: il 25 gennaio 1820, con decreto reale, Montecorvino fu diviso in due dipartimenti, Rovella e Pugliano. Poi il comune ha perso anche la pianura. La bonifica dell'agro picentino, cominciata già con i Borbone, rese buone le terre basse, e molte famiglie si trasferirono al piano; già nel 1806 era nato un primo movimento per costituire Pontecagnano Faiano in comune autonomo, e lo sviluppo del piano insieme alla lontananza dalla casa comunale fece il resto: il regio decreto del 18 giugno 1911 stabilì la nascita di Pontecagnano Faiano. A Montecorvino Pugliano rimasero Santa Tecla, Pugliano, Gallara, Torello, Pagliarone e San Vito.

Il nome, però, ha continuato ad amministrare: dal 1811 al 1860 il comune fece parte del circondario di Montecorvino, nel distretto di Salerno del Regno delle Due Sicilie, e dal 1860 al 1927 del mandamento di Montecorvino, nel circondario di Salerno — cioè di una circoscrizione intitolata a un luogo che non è un paese. Del resto qui la geografia conta più dei nomi: le frazioni montane stanno sul monte Corvino, quelle di pianura, Bivio Pratole e Pagliarone, sono cresciute grazie alla statale 18, e in mezzo ci sono olivi e viti dappertutto. C'è acqua sulfurea, con una fontana e quel che resta di una stazione termale borbonica; a San Vito la chiesa è di origine longobarda e conserva un affresco absidale altomedievale; e nel territorio comunale si trova il Salerno War Cemetery. La cucina, infine, è di carne — i cavatelli alla puglianese — ma non mancano le frittelle di borragine, che qui si chiamano pizzel'e vrrain.

🎉 Feste e sagre a Montecorvino Pugliano 1

🍝 I sapori di Montecorvino Pugliano

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🌿 Prodotto della terra IGP

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Capolino tondo e grosso, tipo Romanesco: il carciofo di Paestum, coltivato nella piana del Sele dagli anni Venti del Novecento, è IGP dal 2004.

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