La pieve di Santa Maria in Acquedotto sorge nelle campagne di Forlì, sulla via che conduce a Ravenna, a circa 4 chilometri dal centro cittadino, nelle vicinanze del casello autostradale.
Cosa vedere
Secondo la tradizione sorge dove passava l'acquedotto di Traiano, da cui il nome della pieve e della frazione, Pieve Acquedotto, anche se per altre tesi qui andrebbe riconosciuto l'antico corso del fiume Ronco. La chiesa attuale è del Duecento, edificata sui resti di una chiesa bizantina più antica, e riprende i motivi del romanico lombardo, ricordando in alcune parti l'abbazia di San Mercuriale, nel centro di Forlì. Le prime attestazioni della pieve portano la data del 963; nella seconda metà del Trecento si ha notizia, nei pressi, di un villaggio rurale non fortificato, Villa Plebis Acqueductus. Posta in piena pianura, la pieve ha subìto il rialzo del piano di calpestio della campagna circostante e il progressivo interramento: il primitivo piano è oggi quasi tre metri più in basso.
L'edificio ha tre navate con colonne a T e, secondo gli studi, almeno tre fasi romaniche: la prima verso l'anno Mille, la seconda nei primi decenni del XII secolo, con la ricostruzione del campanile e l'aggiunta della cripta, di cui restano solo le finestre chiuse nell'abside, la terza a metà o a tre quarti del secolo. Nel 1573 il pavimento, ormai allagato dalle infiltrazioni, fu rialzato con un piano di pietra, e il tetto delle navate laterali fu alzato, con la distruzione degli affreschi che decoravano navate e abside. Nel Settecento il terremoto fece crollare parte della navata destra, subito ricostruita; nella seconda guerra mondiale la piccola chiesa fu quasi risparmiata, e sulla facciata della canonica restano come cicatrici alcuni fori di mitragliatrice d'aereo. Sulla cima del campanile fu posta allora la bandiera della Croce Rossa, e nella canonica furono messi al riparo alcuni preziosi quadri dei musei forlivesi.
La visita
La pieve si trova a Pieve Acquedotto, sulla via per Ravenna; orari di apertura e messe vanno verificati presso la parrocchia, perché le fonti consultate non li indicano.
Il consiglio della redazione
Osservate l'esterno da vicino: i mattoni cambiano colore e formano chiazze, strati sovrapposti che indicano i rialzamenti e i rifacimenti, e in alcuni punti sono stati riusati mattoni recuperati dal vicino acquedotto romano demolito. Al centro della facciata cercate la bifora, la cui colonna poggia su un capitello capovolto, probabile resto della chiesa precedente.
