La chiesa di Sant'Antonio Vecchio è una piccola chiesa romanica in corso Armando Diaz, nel cuore di Borgo Ravaldino, a Forlì.
Cosa vedere
Fu edificata nei primi anni del XII secolo per volontà dell'abate del monastero vallombrosiano di Fiumana, come parrocchia. Nel 1798 il parroco lasciò la chiesa e trasferì la sede parrocchiale nella vicina chiesa di Sant'Anna dei Carmelitani Scalzi, l'odierna Sant'Antonio Abate, e da allora il degrado fu rapidissimo: divenne magazzino di foraggio, poi stalla per i reparti di cavalleria, nella seconda metà dell'Ottocento sala da ballo con il nome «La Gran Bretagna», durante la prima guerra mondiale caserma per militari convalescenti e infine una bottega di alimentari divisa in due piani. Del suo impianto romanico conserva la facciata in laterizio con una bifora e i resti di due affreschi: quello inferiore di stile giottesco e quello superiore, dell'inizio del Duecento, con una Carità di ignoto maestro.
Il recupero cominciò negli anni Trenta e proseguì negli anni Cinquanta con l'architetto Luigi Corsini, quando la chiesa fu adibita a Sacrario dei Caduti forlivesi: fu demolito l'edificio addossato e tornarono alla luce l'elegante bifora centrale, le decorazioni in laterizio della facciata e i resti dei due affreschi. Nel 1956 vi fu allestita una mostra dedicata alla prima guerra mondiale, e all'interno due grandi lapidi furono inaugurate il 4 novembre 1962 e il 4 novembre 1968. Nell'abside ci sono L'apoteosi dell'eroe di Piero Angelini e Il Bersagliere di Tychovskoy di Enzo Pasqui, olio su masonite del 1969. Gli affreschi che decoravano la facciata, con la Madonna col Bambino e Sant'Antonio Abate che benedice un fanciullo, distaccati nel 1997, si vedono ai Musei di San Domenico; nel 2009, dopo un nuovo restauro, la chiesa è diventata sala polivalente.
La visita
La chiesa si trova in corso Armando Diaz, a Borgo Ravaldino; essendo oggi una sala polivalente, orari e accesso vanno verificati con la parrocchia o con il Comune prima della visita.
Il consiglio della redazione
Fermatevi davanti alla facciata: la bifora centrale, la decorazione in laterizio e i due affreschi sovrapposti, giottesco quello sotto e duecentesco quello sopra, raccontano in pochi metri un edificio salvato dopo secoli di usi impropri.
